Ceci, l’ultimo pilota di Forza Italia
«Il centrodestra riparta da me e…»

«Abbiamo perso, e abbiamo perso male». Gianfranco Ceci, vicesindaco nell’era Tentorio, è l’ultimo esponente di Forza Italia rimasto nel Consiglio comunale di Bergamo.

Avete perso molto male…

«È la seconda sconfitta, la prima era stata con Bruni. Adesso Gori. Abbiamo sfatato il mito dell’alternanza, cinque anni al centrodestra e cinque al centrosinistra. Anche la cabala si è interrotta».

Come mai?

«Le ragioni sono chiarissime: quattro motivi scolpiti nella pietra».

Prego.

«Il primo è che il candidato sindaco non ha bucato; una città moderata come la nostra non era pronta per un sindaco leghista. E lo si è visto dai numeri: mentre in provincia Salvini prende il 56 per cento e fa il cappotto, a Bergamo si ferma al 32. Alcuni atteggiamenti della Lega, che rendono tantissimo a livello nazionale, nella nostra città non hanno presa».

Secondo motivo.

«La coalizione non ha tenuto. Dopo il voto hanno tentato di dire che era colpa di Forza Italia, ma dai flussi s’è visto subito che tutte e tre le liste di centrodestra hanno lasciato sul campo tanti elettori. Persone che alle europee hanno votato Lega o Forza Italia e a Bergamo Gori. D’altra parte, quando alle europee raggiungi il 47,5 per cento e alle amministrative ti trovi il 39, quando si perde con 17 punti di scarto al primo turno, non ci sono né ma né se. Abbiamo fallito, tutta la coalizione ha fallito».

 

[Ceci (a destra) con Tremaglia (a sin.) e Giacomo Stucchi]

 

Terzo motivo.

«Non si può costruire un sindaco ex novo con due mesi di campagna elettorale mentre Gori è in campagna da cinque anni. Un candidato sindaco deve avere almeno sei o sette mesi di tempo. Io avevo chiesto già a settembre che si decidessero».

Quarto?

«L’ultimo motivo è che Gori è campione mondiale di marketing e non solo: ha messo tanti soldi e si sono visti nei cartelloni, nelle brochure patinate, nei volontari, nella pubblicità sui giornali, nelle maxi affissioni. Da parte nostra, invece, e non vuole essere una critica, è stata fatta una campagna low cost, probabilmente pensando che il brand potesse essere sufficiente per vincere. Concludo dicendo che abbiamo perso non certo per demerito di Stucchi, che si è sbattuto e ha fatto tutto quello che ha potuto, io l’ho visto all’opera. Probabilmente però ha pagato la sua lontananza dalla città. Il suo curriculum è bellissimo a livello parlamentare e a livello nazionale, ma gran parte della sua attività l’ha visto impegnato a Roma. I cittadini di Bergamo il sindaco lo vogliono vedere, misurare, toccare. Giacomo non è stato percepito come un uomo del territorio».

Ceci avrebbe battuto Gori?

«Bella domanda. Il problema non è Ceci, il problema era trovare una figura che rappresentasse insieme la parte politica e la società civile; potevo essere io o poteva essere qualcun altro, come Tremaglia o Ribolla. Tutti e tre abbiamo preso un mare di voti, superando ampiamente le cinquecento preferenze. Oppure si poteva scegliere un candidato della società civile, che però alla fine non è venuto fuori. Comunque, sinceramente, in queste condizioni non avrebbe vinto neanche Ceci».

E adesso?

«Ci prepariamo per il prossimo turno, se avremo la forza di resistere. La candidatura del sindaco parte dal primo giorno di opposizione in Consiglio comunale. Di sicuro non aspetteremo più gli ultimi mesi, il percorso va costruito fin da ora. Ci lavoreremo: una sconfitta così bruciante insegna tante cose».

Ma il centrodestra esiste ancora?

«Esiste ed è fortissimo. In Piemonte un candidato di Forza Italia ha battuto Chiamparino, che è un campione mondiale della sinistra; il centrodestra ha vinto in…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 6 giugno. In versione digitale, qui.

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