Il “diacono” che ha fregato il parroco
ed è scappato con duemila euro

Pur senza sapere granché di lui, l’ha accolto a braccia aperte in parrocchia. Con il passare dei giorni, però, ha capito che non tutto quello che diceva era vero, ma ha sempre continuato ad accordargli nuova fiducia, che si esprimeva anche attraverso qualche prestito, fatto di tasca propria. Si chiamava Gaetano, forse. Perché don Camillo non è più sicuro nemmeno di quello dopo che il ragazzo siciliano, di punto in banco, è sparito da Albegno. Con un debito accumulato di circa duemila euro nei confronti del sacerdote. Dopo qualche giorno è riuscito a contattarlo al telefono. E Gaetano gli ha risposto tra le lacrime: «Colpa della mia vigliaccheria».

 

[Don Camillo, parroco di Albegno, a Treviolo]

 

La gente della parrocchia si stava affezionando a lui ed è rimasta con l’amaro in bocca alla notizia, che il parroco ha dovuto dare a malincuore sulle pagine del bollettino per rispondere alla domanda che sempre più spesso gli veniva posta: «Ma che fine ha fatto Gaetano?». «Devo chiedere scusa a tutta la comunità per avervi indotti in errore – scrive sulle pagine del notiziario parrocchiale -. Vi ho presentato Gaetano, il giovane siciliano che avete visto prestare servizio sull’altare nei giorni scorsi. Ve l’ho presentato in un primo momento come diacono, poi, in seguito a un incontro con il nostro vescovo si è appurato che la sua ordinazione diaconale non era valida a livello sacramentale, ma solo come servizio all’interno del Monastero dove in un primo momento Gaetano viveva».

Don Camillo ha continuato a credere in lui, perché vedeva delle qualità e una disponibilità sempre più rara tra i giovani. Poi, la coltellata alle spalle. «Ho scoperto che mi ha taciuto delle verità e mi ha detto invece delle bugie, forse per paura, o forse per non esporsi troppo. Alla fine, senza dire niente a nessuno, se n’è andato. Durante il mese di permanenza tra di noi gli ho dato dei soldi, fortunatamente di tasca mia e non della parrocchia – aggiunge il parroco -, perché mi sembrava giusto sostenerlo nel primo mese di lavoro, fino a quando avrebbe ricevuto il primo stipendio. Gli ho dato in un primo momento 300 euro; poi mi ha chiesto ancora aiuto e gliene ho dati altri mille. Infine mi ha chiesto 500 euro per sistemare la macchina che, mi ha detto, manifestava qualche problema». Questo fino allo scorso 12 novembre, quando il ragazzo è sparito dalla circolazione. «In realtà sono stato ingannato anch’io da…

 

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