«Sono laureata e lavoro al museo
Ma mi pagano 4,20 euro l’ora»

Egregio direttore,

Sono una donna molto empatica che aveva imparato ad ascoltare, a guardare la bellezza nascosta in ogni cosa, anche nel duro lavoro dei miei genitori che comunque ci consentiva una vita dignitosa.

Il problema è che all’improvviso mi sono ritrovata in un incubo dal quale non riesco a uscire. I miei genitori, persone umili, hanno fatto di tutto affinché potessi studiare e ottenere il titolo di studio che tanto desideravo. E così eccomi qui, con una laurea in Beni culturali col massimo dei voti e conseguita nei tempi corretti in base al piano di studio. Mi è stato proposto, per i crediti formativi, di andare a lavorare presso un museo della città. Da lì sono nate nuove amicizie e contatti e ora mi trovo a fare l’addetta ai servizi fiduciari all’interno del museo: detto in parole semplici, faccio la guardiana nelle sale. Un lavoro monotono e mal pagato che porta, piano piano, all’alienazione totale.

I miei sogni di poter lavorare nel mondo dell’arte muoiono ogni giorno davanti a opere che mi sono sempre sembrate capolavori, ma che ora odio con tutta me stessa. Trascorrere otto ore al giorno camminando nella stessa sala senza tregua, senza potermi sedere, senza poter leggere un libro, ma restando sempre vigile e attenta che i visitatori non si avvicinino troppo ai quadri, non li tocchino, non li sporchino è pesantissimo. Qui mi guardano e nemmeno mi salutano. Spesso i visitatori (per la maggior parte stranieri, il che implica che io conosca le lingue e sappia conversare con loro) si lamentano con me perché i quadri più importanti sono in prestito altrove e sul sito non c’è nessun avviso. Io naturalmente comunico le lamentele a chi di dovere e in cambio non ricevo che risposte sprezzanti o silenzi. A fine giornata devo controllare che…

 

Articolo completo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 24 ottobre. In versione digitale, qui.

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