Raddoppio ferroviario, basta litigare
L’importante è che sia un metro

Il rischio è di perdersi nei particolari, di cominciare a begare per la fermata di Seriate da spostare all’ospedale oppure perché venga lasciata lì dove si trova oggi. Ma non è questo il problema: la linea ferroviaria da Ponte San Pietro a Seriate (e magari anche Albano e Montello) con il raddoppio del binario deve diventare un servizio metropolitano. Il terzo della città, dopo il primo, ovvero il tram della Val Seriana, e il secondo, ovvero il tram che arriverà a Villa d’Almé. Questo sistema renderà la “grande Bergamo” un luogo dove gli spostamenti diventeranno semplici, e poco inquinanti. Soprattutto se queste tre linee saranno utilizzabili anche con le biciclette che serviranno per coprire con facilità la distanza dalla fermata fino al luogo preciso dove dovremo andare.

 

 

Altrimenti, il raddoppio del binario diventa inutile, e ridicolo. Come ridicolo è stare a discutere sullo spostamento di una stazione di Seriate. Come ridicola è la fermata all’ospedale nuovo di Bergamo, lungo la linea per Ponte San Pietro. Una fermata che nessuno usa, per un semplice motivo: passa un treno ogni mezz’ora. E chi va alla stazione di Bergamo per prendere il treno che arriverà all’ospedale? Nessuno. Fuori da una logica di linea metropolitana, questi interventi sono senza significato. Ma che cosa significa linea metropolitana? È possibile realizzarla?

La linea c’è già, è ben tracciata, da ormai centocinquant’anni. Ma i tempi sono cambiati e il servizio che cento anni fa andava bene, oggi è superato: il treno non basta più. Ci sono quartieri e paesi che si affacciano sulla linea ferroviaria e aspettano le loro fermate come una benedizione. Ci diceva l’architetto e urbanista bergamasco Giovanni Cucini in un’intervista di un paio di anni fa: «Il tratto di ferrovia da Seriate a Ponte San Pietro tocca quartieri e luoghi nevralgici della città e dei paesi dell’hinterland. È una linea metropolitana essenziale per Bergamo, si tratta soltanto di sfruttarla a dovere, di sfruttarne la piena potenzialità. Per la città rappresenterebbe una rivoluzione dei trasporti, della mobilità. E quindi della qualità della città e del suo hinterland».

 

 

Una spesa ragionevole. Non si tratta di una lunga ferrovia, tutto sommato una dozzina, una quindicina di chilometri. Che da trent’anni aspettano questo intervento di ristrutturazione nel senso di realizzare un metrò. E non servono neppure tanti soldi, se confrontati con il bilancio della Regione e, in particolare, della scassatissima compagnia Trenord (che doveva essere il fiore all’occhiello delle amministrazioni regionali, sic!). Lo stanziamento per il raddoppio del binario era stato approvato già due anni fa, ed era stato “venduto” dai politici di turno come “risolutivo”. Adesso si scopre che non è più così, che in realtà i soldi basteranno soltanto per arrivare a Curno. Niente raddoppio del binario per Mozzo e neppure per Ponte San Pietro. A Ponte, poi, si dice, c’è anche il problema del superamento del Brembo… È un po’ come la faccenda dei treni: l’assessore del tempo, due anni fa, annunciò trionfante che erano stati acquistati centosettanta nuovi convogli per la Lombardia… non era vero. Ma insomma, almeno settanta milioni di euro pare ci siano. Con altri dieci si arriva a…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 25 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 7 febbraio. In versione digitale, qui.

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