A Torre c’è un palazzo stupendo
lasciato però lì a consumarsi

Oggi chi transita da via Donizetti difficilmente ci presta attenzione. Gli alberi nel tempo ne hanno coperto la visuale, senza però riuscire a nascondere il suo glorioso passato. Palazzo Regazzoni, poi ribattezzato negli anni Palazzo dell’Incoronata, fa da sempre parte della storia del paese. Questa antica struttura, molto probabilmente nata come casa di villeggiatura, è stata dimora di alcune tra le più importanti famiglie della Bergamasca, che in queste zone erano anche proprietarie di terreni e fondi. La denominazione odierna nasce dal nome della congregazione religiosa che acquisì lo stabile per farne, agli inizi del secolo scorso, un orfanotrofio. Erano le Suore dell’Incoronata, così conosciute per la loro devozione all’immagine della Madonna con il Bambino, entrambi rappresentati con la corona della regalità.

 

 

«Al circolo don Sturzo sono ancora conservate alcune testimonianze e scritti dell’epoca. Alcune foto ritraggono le monache in compagnia dei bambini, che le seguivano in tutte le funzione religiose, dai funerali fino alle messe» racconta Rosella Ferrari, esperta di arte del paese. «Quando molti orfanotrofi vennero chiusi, le suore hanno offerto la loro disponibilità alla comunità di Torre Boldone, ospitando presso la struttura dell’Immacolata i bambini delle scuole elementari. Molto genitori lavoravano e queste ultime si occupavano del loro ritiro, del pranzo e dei compiti. Una sorta di doposcuola, che proseguì fino agli ’80».

Ma la storia di questo palazzo ha radici ancora più lontane. Costruito dalla famiglia Noris intorno al 1400, il palazzo pervenne successivamente ai conti Regazzoni, che incaricarono Simone Elia di ristrutturarlo. Il celebre architetto bergamasco realizzò l’elegante facciata principale, che dava su uno…

 

Articolo completo a pagina 42 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 8 agosto. In versione digitale, qui.

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