Violi e quello sfogo… pentastellato
(ma ce l’ha pure coi NoParking)

Forse aveva previsto tutto, Dario Violi. E così, in questi giorni complicati per i Cinque Stelle, l’uomo forte dei pentastellati a Bergamo e in Lombardia se ne è andato a Tel Aviv. Da domenica 27, giorno del voto in Umbria, a mercoledì 30, il consigliere regionale era in Israele in missione insieme ad alcuni colleghi per parlare di automotive. Ma le tempeste, si sa, arrivano lontano…

Dica la verità, ha tentato la fuga.

(Ride, ndr) «Eh, magari avessi la sfera di cristallo…».

Però il vostro crollo in Umbria lo aveva previsto.

«Era scritto. Del resto, come puoi allearti con la stessa parte politica che hai contribuito ad abbattere, in quella Regione? Noi abbiamo messo in luce gli scandali della precedente giunta, e siamo finiti per correre insieme a loro».

È il momento dell’autoanalisi?

«No no, il problema esiste da tempo. Il Movimento deve parlare con i territori, non se ne può fregare».

È il tema del “romanocentrismo” di cui ha parlato al Corriere?

«Sì. Può sembrare un tema leghista, ma non lo è. Chi sta a Roma non può conoscere le dinamiche dei territori e per conoscerle deve parlare con chi i territori li vive. La decisione sull’alleanza in Umbria andava presa con i militanti di lì. Cosa ne posso sapere io della situazione là?».

Lei però non è mai stato contro le alleanze, uno dei pochi pentastellati tra l’altro.

«Gli accordi sono una buona cosa se possono essere utili a raggiungere determinati obiettivi. Lo dicevo quando governavamo con la Lega e lo penso ora che governiamo con il Pd. Ma se i militanti umbri erano tutti contrari all’accordo con i dem per le regionali, un motivo ci sarà pur stato, no?».

In sostanza, cos’è che non va nel Movimento?

«Le pare normale che in Lombardia sono venuti tre nostri ministri, i giorni scorsi, e noi del territorio non solo non li abbiamo incontrati, ma non siamo neppure stati avvisati? A me pare assurdo, soprattutto se si considera che quando sono venuti dei ministri del Pd hanno invece voluto incontrare sia i consiglieri regionali dem che quelli pentastellati».

Il suo sfogo è molto duro. In passato diversi suoi colleghi sono stati espulsi dal Movimento per molto meno…

«Francamente, non ho paura. Sono io che ci metto la faccia, l’ho sempre fatto. Dico quello che penso. Non voglio lasciare il Movimento, ma chiedo che cambi qualcosa. E un risultato l’ho già ottenuto alzando la voce».

Cioè?

«La segreteria del ministro Spadafora ha scritto a me e ai consiglieri regionali lombardi e veneti per chiedere un incontro sulle Olimpiadi invernali di…

 

Articolo completo a pagina 6 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 7 novembre. In versione digitale, qui.

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