emanuela daffra

Accademia Carrara, marcia indietro
Daffra: «Mancata fiducia reciproca»

«Se nessuno remerà contro, potrò andare avanti». Evidentemente non è stato così. E nel Cda della Fondazione dell’Accademia Carrara c’è chi non è convinto della bontà dell’operato di Emanuela Daffra, storica dell’arte milanese nominata direttrice della pinacoteca nel dicembre del 2015 attraverso un bando pubblico. Ora l’annuncio: a fine gennaio la Daffra lascia, e la decisione è stata «consensuale». Le subentrerà, dal primo febbraio, Maria Cristina Rodeschini, che a sua volta le passò il testimone da responsabile della pinacoteca e della Gamec. Alle sue dipendenza ci sarà Gianpietro Bonaldi: già amministratore unico di Cobe Direzionale srl, attualmente incaricato del marketing della Carrara, assumerà il ruolo di responsabile operativo della fondazione. Resta alla Daffra il ruolo di curatrice della mostra dedicata a Raffaello, prevista per la fine del 2017.

 

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La nomina della Daffra era stata accolta con grande favore dal mondo dell’arte e della cultura bergamasco. Si era arrivati al suo nome, che aveva alle spalle il prestigio e l’esperienza di Brera, dopo un percorso di selezione lungo e complesso. Lei ha accettato l’incarico, prendendo l’aspettativa dal suo posto alla Soprintendenza dei Beni Culturali, a cui ora probabilmente tornerà. A ottobre venne inviata ai giornali anche una lettera a sostegno della direttrice, firmata da 75 esponenti della cultura orobica, con destinatario il sindaco Gori. La risposta del primo cittadino fu fredda ma corretta: si limitava a ricordare come la Carrara fosse gestita da una Fondazione composta a maggioranza da privati, indispensabili per la sopravvivenza del museo.

Dossier di fine mandato. «Sino al 31 gennaio sarò in servizio. Per quella data sto preparando un rapporto annuale sulle attività svolte. Lo presenterò per commentarlo e spero sia un’occasione di discussione vera per mostrare con oggettività quanto fatto, con limiti e pregi. È un servizio che si deve al museo», ha detto la Daffra al Corriere della Sera Bergamo. «Fatico a individuare una cosa che non abbia funzionato – ha aggiunto la direttrice -. Ma ho imparato quanto sia importante lavorare con fiducia reciproca, che in qualche misura è mancata».

 

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Il commento dei 75 intellettuali. I 75 esponenti del mondo culturale cittadino che si erano espressi a sostegno della direttrice sono laconici. «Difficile commentare – dicono al Corriere Bergamo -. Evidentemente Daffra non ha avuto le condizioni per andare avanti ed è un peccato, avendo nominato prima di Natale un comitato scientifico eccellente, formato da Davide Gasparotto, Roberto Contini, Alessandro Morandotti, Matteo Ceriana e Keith Christiansen». Infine tra i 75 c’è chi conclude: «Scegliere Rodeschini, donna corretta, professionale e conoscitrice dei meccanismi del museo dal 1990, è sensato e una soluzione di continuità. Ma perché non pensarci prima? La fondazione esce sconfitta, dimostrando di non avere una visione sulla proposta culturale cittadina».

Cosa non ha funzionato. Nei corridoi della Carrara si parla di aspettative non rispettate. Insomma, dalla Daffra ci si attendeva di più. Grandi numeri con budget non tanto grandi. In Fondazione c’era chi da lei si aspettava un exploit, che evidentemente non c’è stato. Valorizzare il patrimonio della pinacoteca, organizzando mostre di richiamo ma con integrazioni limitate alla collezione permanente, non è compito facile. Lei il miracolo non l’ha fatto. Forse qualcosa nella comunicazione non ha funzionato, va bene. Forse ci si aspettava da lei delle competenze manageriali più spiccate. Ma non tutte le colpe sono sue, viene da pensare. Sentiremo la sua campana a fine mese: vediamo se sarà fatta di tanti j’accuse o, com’è nel personaggio, di un bilancio non privo di pungoli ma equilibrato.