Aeroporto, è guerra aperta
(e così ci perdiamo tutti)

Sull’aeroporto è guerra aperta. Un tutti contro tutti che sa tanto di campagna elettorale anticipata. Da qualche giorno, infatti, lo sguardo è tornato ad alzarsi al cielo, con le orecchie ben tese. Al centro del dibattito c’è l’inquinamento (soprattutto) acustico causato dallo scalo su una bella fetta di territorio cittadino e hinterland. Un dibattito che già otto anni fa aveva acceso la cronaca locale e che ora è tornato prepotentemente alla ribalta. Anche perché, per la prima volta dal 2013 (quando le istituzioni del territorio hanno stretto un protocollo d’intesa per muoversi compatti sul tema), s’è venuta a creare una netta spaccatura tra gli amministratori locali.

 

 

La rottura tra i sindaci. Mercoledì 14 novembre, su carta intestata del Comune di Orio al Serio, undici primi cittadini (quello di Orio appunto, ma anche quelli di Azzano, Bagnatica, Bolgare, Brusaporto, Cavernago, Grassobbio, Grumello del Monte, Lallio, Seriate e Stezzano) hanno scritto alla presidenza del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Ambiente, a quello delle Infrastrutture e a Enac per richiedere, di fatto, un tetto al numero dei voli in decollo e atterraggio in quel dello scalo orobico. Una presa di posizione successiva alla conferma del fallimento della sperimentazione sulle nuova rotte che avrebbero dovuto diminuire l’inquinamento acustico causato dello scalo, ma non condivisa da altri quattro primi cittadini, ovvero quelli di Bergamo, Dalmine, Levate e Treviolo, che hanno definito la missiva un «grave gesto di rottura della collaborazione», ma soprattutto un gesto che «testimonia una chiara deriva politico-elettorale del dibattito sul tema». Non sfugge all’analisi, infatti, che i firmatari della lettera sono praticamente tutti sindaci legati al centrodestra, mentre gli “esclusi” del centrosinistra. Uno scontro che, dunque, avrà pure un fondamento fattivo forte, ma che si innesta su un livello politico non di poco conto, soprattutto con le prossime amministrative all’orizzonte (si vota il 26 maggio 2019).

La sperimentazione. Per capire come si è arrivati a questo punto, però, bisogna tornare al giugno 2017, quando prese il via la sperimentazione delle nuove rotte. Obiettivo numero uno: sgravare il quartiere di Colognola dal “peso” di decibel a cui era sottoposto. Primo sostenitore, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. Che un anno esatto prima aveva sottoposto all’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa) alcune nuove ipotetiche rotte. L’Arpa stimò che, con queste, 3.185 persone sarebbero state risparmiate dal superamento della famigerata soglia dei sessanta decibel. La stima fu poi aggiornata (al ribasso, a quota 2.526) nel febbraio 2017, ma comunque approvata anche dall’Enav. La sperimentazione prese così il via. Bastarono però pochi giorni per capire che qualcosa non andava. Se prima, infatti, erano soltanto gli abitanti di Colognola a lamentarsi, a inizio luglio 2017 altri quartieri della città e diversi Comuni dell’hinterland cominciarono a lamentare un netto peggioramento della situazione. Piccole e successive modifiche non cambiarono comunque la sostanza dei fatti.

 

 

Altro che miglioramento… Si arriva così al 9 novembre 2018, giorno in cui l’Arpa ha comunicato l’esito della sperimentazione, facendo calare il gelo a Palazzo Frizzoni: nessun miglioramento, anzi, addirittura un peggioramento dei valori di impatto acustico, con circa 1.100 persone in più esposte a un rumore superiore ai sessanta decibel. Altro che 2.526 in meno… «Lo scostamento rispetto alla previsione più recente è macroscopico – ha commentato il Comune -. Se questi sono i dati, è evidente che non vi sono le condizioni per confermare l’insieme delle scelte che sono state oggetto di sperimentazione». Com’era prevedibile, la notizia ha scatenato le opposizioni: il deputato e consigliere comunale leghista Alberto Ribolla ha parlato di «politica di Gori totalmente fallimentare»; gli ha fatto eco la collega e sindaco di Azzano Simona Pergreffi («Questi dati certificano il fallimento delle rotte proposte a suo tempo da Gori»). «Gori chieda scusa ai cittadini per una sperimentazione fatta sulla loro pelle», ha invece affermato Stefano Benigni, anche lui…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 22 novembre. In versione digitale, qui.

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