Albino Alta è caduta in basso
Chiudono altri due negozi

Quando si parla di commercio ad Albino, spesso ci si concentra sulla realtà di via Mazzini e delle vie e piazze che le gravitano intorno. Proprio su Bergamopost in un’intervista del 21 giugno scorso, anche la neo presidente dell’associazione «Le botteghe di Albino», Elena Berera, sottolineava che «tanti sono gli esercizi commerciali esterni alla via principale del commercio albinese, spesso trascurati». Se il commercio ad Albino si è incentrato sull’asse che collega il capoluogo alle frazioni di Desenzano e Comenduno, in particolare nei centri storici, lo sviluppo delle comunicazioni lo ha in buona parte trasferito dapprima sulla ex provinciale della valle Seriana, in particolare con la media e grande distribuzione, e ora lo ha ulteriormente impoverito con i grandi portali di e-commerce. Per una via Mazzini che, a fatica, resiste, riscontriamo una sofferenza maggiore nelle frazioni, in alcune delle quali il servizio offerto dal negozio di vicinato non è più così scontato. In particolare ci soffermiamo su Albino Alta, zona che gravita intorno alla via mons. Camillo Carrara, a monte rispetto alla piazza San Giuliano, sempre nel centro storico di Albino. Se fino ai primi anni 2000 poteva quasi competere per numero di attività – oltre trenta – e servizi con la più nota via Mazzini, attualmente sta attraversando un periodo di forte crisi, tanto che le serrande alzate sono meno di una decina.

 

 

Nell’incontrare alcuni dei resistenti, abbiamo raccolto amarezza ma non rassegnazione, e soprattutto poca voglia di parlare. Tra le poche attività aperte anche due, una di fianco all’altra, che presto abbasseranno definitivamente la serranda: una cartoleria e un bar.
Per la titolare della cartoleria «uno dei problemi è l’aver istituito un senso unico su via Selvino, da allora alcuni clienti ci hanno abbandonato. Dopo ferragosto farò una svendita del materiale che ho in magazzino, poi chiuderò. Mi piacerebbe continuare l’attività in un luogo più frequentato ma qui, se non altro, non dovevo pagare l’affitto visto che il negozio è di proprietà. Vedremo…». Il bar a fianco è un locale storico di Albino alta, lo Zuric, chiamato così in onore dei tanti emigranti che partivano da Albino per la Svizzera e che al ritorno avevano il loro punto di ritrovo. Era anche un po’ il bar sport dei sostenitori dell’Albinese, l’attuale AlbinoLeffe. La conduttrice del locale non se la sente di parlare, nelle sue poche parole l’amarezza per un lungo tratto di strada che si interrompe: «Non ho niente da dire, tra un mese chiudo anch’io». Giovanni Carrara non è un commerciante, ma Albino alta ce l’ha nel cuore, avendola frequentata fin da bambino, in “piasa Campér” (slargo di via mons. Carrara) per la precisione. Ha scritto pure una canzone dedicata a questi luoghi che un tempo brulicavano di gente e di attività. «C’è un mortorio, non c’è più niente – dice Carrara -. Penso a qualche anno fa quando i supermercati hanno cominciato a mitragliare questi negozi, e ora tocca alla stessa grande distribuzione sperimentare i colpi della nuova concorrenza delle vendite online. Noto che è un fenomeno che riguarda un po’ tutti i paesi ma anche le periferie delle città»…

 

Articolo completo a pagina 48 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 1 agosto. In versione digitale, qui.

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