Albino, le donne delle pulizie
trattate come fossero degli stracci

«Ci siamo trovate nella situazione di non ricevere lo stipendio, ma per senso civico e per i rapporti che si erano costruiti nel tempo con le persone dove operiamo (impiegati, educatrici, amministratori e utenti), abbiamo portato avanti il nostro impegno, per non creare ulteriori problemi ai servizi offerti dal Comune». Le lavoratrici impiegate nella pulizia di alcune strutture pubbliche comunali di Albino stanno vivendo momenti di incertezza causati dalla riduzione delle ore di lavoro e il pagamento non puntuale dei salari, già molto bassi. Per conoscere la stato dei fatti abbiamo incontrato una rappresentante delle lavoratrici, Antonella (nome di fantasia).

In quante siete coinvolte in questa situazione?

«Eravamo in sette, ora siamo sei perché una nostra ex collega è stata licenziata dalla ditta vincitrice dell’annuale gara d’appalto comunale».

Quali funzioni svolgete?

«Ci occupiamo delle pulizie di alcuni edifici di proprietà comunale: Municipio, Biblioteca, Asilo Nido e Direzione Didattica (ex Municipio). Ora non operiamo più in quest’ultima struttura in quanto nell’ultimo bando di gara non risultava inclusa, non sappiamo se per scelta o per dimenticanza».

Cos’è successo?

«Fino alla primavera del 2018 questi servizi venivano gestiti per il Comune dalla Cooperativa Calimero di Albino. Ci trovavamo benissimo e ci abbiamo lavorato per parecchi anni, chi 20, chi 16… Nell’aprile di quell’anno il nuovo appalto fu vinto dalla ditta B.A.M.R. Srl di Vigonza in provincia di Padova e sono cominciati i nostri problemi. Innanzitutto la lontananza del nuovo datore di lavoro: se prima avevi un problema, facevi due passi, andavi in cooperativa e lo risolvevi; con i nuovi datori se avevi bisogno di rapportati lo potevi fare solo per telefono e sperando ti rispondessero: abbiamo pensato che a volte non ci evitassero di proposito».

Quali erano i problemi?

«Legati a situazioni lavorative, la mancanza dei prodotti per il lavoro, tipo il detersivo o, per arrivare al punto, il mancato pagamento dei salari. Avremmo dovuto iniziare a lavorare per questa ditta nel gennaio 2018, il contratto annuale in questo caso si è ridotto a 9 mesi, pare mancasse un documento, il DURC (un documento che certifica che quella specifica impresa sia in regola nei pagamenti, abbia assolto tutti gli adempimenti a fini previdenziali, assistenziali e assicurativi, e in tutti gli altri obblighi previsti dalla normativa vigente nei confronti di Inps, Inail e Casse Edili, ndr)».

E poi?

«Abbiamo iniziato a lavorare per questa nuova ditta nell’aprile 2018. Il primo stipendio lo abbiamo ricevuto a fine maggio e i primi tre mesi i pagamenti sono stati regolari, ma da luglio i tempi si sono allungati. Subito abbiamo informato il Comune della situazione anomala che stavamo vivendo. Dal nostro datore di lavoro arrivavano rassicurazioni, ma sapevano di pretesti, tanto che dal mese di agosto i pagamenti sono stati definitivamente interrotti».

Come vi siete mosse?

«Abbiamo esercitato una forte pressione sull’Amministrazione comunale (non conto le volte che siamo state in Comune) che ha…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 48 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 21 febbraio. In versione digitale, qui.

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