Anche a Ponte è scattato l’allarme
sulla chiusura dei negozi del centro

Da un lato c’è l’amministrazione che si prodiga per organizzare eventi e tenere vivo il centro. Dall’altro ci sono i negozi di vicinato, sempre più schiacciati dalle grandi catene di distribuzione e da un giro d’affari che fa fatica a decollare. A lanciare l’allarme era stato il Gruppo Baraldi che dai banchi del Consiglio comunale aveva presentato un’interrogazione alla giunta Zirafa partendo da un antefatto preoccupante: «Negozi di vicinato: 19 attività chiuse in questi ultimi due anni». Sempre in quell’occasione, Michele Facheris di “Tu per Ponte” aveva dipinto un quadro ben poco edificante: «Nel centro abitato la fonderia continua imperterrita la sua produzione con il benestare convinto di Zirafa; i negozi del centro chiudono uno dopo l’altro, e i pochi commercianti che resistono sono lasciati soli: non esiste un piano di sviluppo delle attività produttive e commerciali. Così come non esistono stimoli e incentivi al lavoro. Tutto è lasciato al caso».

 

 

Passeggiando per Ponte si notano parecchie saracinesche abbassate tra bar e negozi di abbigliamento. Solo in via Vittorio Emanuele II di recente hanno chiuso il ristorante Degusto, il negozio di porcellane Burini e l’Intimo Sotto Sotto, ma l’elenco è ancora lungo. «Purtroppo le problematiche del commercio a Ponte San Pietro sono tante – afferma Massimo Seguini, titolare del bar Al Portico –. Negli ultimi quattro anni, per esempio, l’afflusso di gente al mercato del venerdì è diminuito almeno del 30 per cento. La causa principale è che tanti ambulanti italiani sono scappati via a causa della concorrenza degli stranieri che allestiscono i banchi, anche senza licenza, e spesso rimangono impuniti. Altro problema è la tassa per i rifiuti che lo scorso anno era stata aumentata, solo per gli ambulanti, del 40 per cento circa, mentre per i residenti era stata diminuita del 4 per cento. Purtroppo negli ultimi due anni ho contato circa 19 chiusure di negozi. Quando avevamo ricostituito l’associazione commercianti, ero anche entrato a far parte del direttivo, ma ora ne sono uscito. Il problema, secondo me, è che il Comune non ha mai provato a cambiare la situazione. Servirebbero bandi per incentivare la riqualificazione dei negozi, bisognerebbe migliorare la questione sicurezza e legalità, visto che sono state rapinate alcune attività tra cui la mia».

Insoddisfatto anche Mimmo Ponte che lavora in un bar in paese: «Resistono ancora i grandi marchi come il supermercato Unes ma per il resto troppi negozi stanno chiudendo. Non c’è coinvolgimento, non si creano iniziative per portare la gente a Ponte San Pietro. Certo, c’è stato Abbracciamo Ponte con i mercatini di Natale, ma di gente non ce n’era molta. Poi a cosa serve l’abbraccio se l’indomani c’è indifferenza reciproca?». Amaro anche il commento di Fabio Spini, ex titolare della profumeria Al 13 di viale Vittorio Emanuele che ha chiuso due anni fa: «Ponte San Pietro è diventato uno schifo immenso negli ultimi anni. Prostitute, tossici e un Comune che, a mio avviso, non agevola le attività e la rinascita commerciale. Le serrande abbassate sono praticamente tutte, tranne quelle degli amichetti del Comune. Quelli restano sempre aperti. Non ho il dente avvelenato, sono solo sconsolato. Sono cresciuto a Ponte San Pietro e ne ho visto il degrado totale nel quale è ora, e mi creda, un po’ la gente che ci abita se lo merita, sono loro i primi a snobbare la vita del paese».

 

 

Pessimista anche Stefano Cattaneo, che fino a un paio di anni fa a Ponte San Pietro gestiva un bar: «Sono stato vicepresidente dell’associazione commercianti del precedente direttivo, ma ho sempre avuto l’impressione di essere evitato come la peste dalle persone che contano, per vari motivi, tra cui il fatto che le mie idee magari sono troppo forti. Ogni volta che proponevamo qualcosa per il paese ci rispondevano: “A noi non interessa”. Io e altri amici musicisti abbiamo tentato anche di aiutare la famosa Proposta di Briolo nell’organizzazione di serate, ma alla fine sono stati scelti altri personaggi. La nuova associazione commercianti si è presentata con vigore e sostegno – aggiunge -, eppure Cioccolandia è stata una debacle totale e l’ultima festa Abbracciamo Ponte, una desolazione. Intanto locali e negozi chiudono e non viene dato alcun aiuto ai proprietari. Pubblicità è una parola sconosciuta ai titolari dell’associazione, solo se paghi quote puoi avere locandine. Secondo me è assurdo».

Dal canto suo, la presidente di “Noi commercianti di Ponte”, Mara Consonni, mantiene il suo ottimismo: «Dobbiamo metterci in gioco per fare la differenza e cercare di sopravvivere nonostante la crisi e la concorrenza delle grandi catene di distribuzione – precisa –. A Ponte esistono un centinaio di esercizi commerciali, di cui quattro o cinque storici in centro. Qualcuno ha chiuso, ma ne sono sorti altri tre o quattro, per cui tutto sommato c’è un ricambio. Io ritengo che i tempi bui siano ormai passati. Certo, non pretendiamo di vedere un continuo proliferare di nuove attività, così come non si può garantire a un giovane che avrà successo aprendo un nuovo negozio. Prima di ammortizzare l’investimento iniziale ci vuole tempo».

Crisi dei negozi di vicinato, quindi? La Giunta Zirafa non ci sta e rimanda le accuse al mittente. In Consiglio è arrivata la risposta dell’assessore al Commercio Ivonne Maestroni che ha smentito: «Per quanto riguarda i negozi di vicinato, si precisa che il numero di attività commerciali dato dall’interrogante è incompleto perché non ha tenuto conto dei reali dati in possesso dell’ufficio commercio. Negli anni 2017-’18 le aperture di nuove attività nel centro storico sono state 6 più 5, i subingressi di attività nel centro storico quattro più quattro, le cessazioni delle attività nel centro storico otto più cinque e le sospensioni di attività nel centro storico una. Il saldo negativo tra attività commerciali cessate e le nuove attività è di due, con un’attività sospesa». Tuttavia Baraldi resta perplesso e in merito alle cifre fornite dal Comune ribatte: «Se hanno cessato 13 attività e una ha sospeso, arriviamo già a 14. Però i dati forniti dall’ufficio Commercio non tengono conto delle ultime quattro chiusure di dicembre: Degusto, Sotto sotto, Burini e Arrivissimo. Poi ha chiuso anche il fotografo e così arriviamo a 19».

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