Astino e le miniere da riscoprire
Ma la Mia non aiuta gli speleologi

Trovare una miniera in una città potrebbe sembrare strano, ma alla periferia ovest di Bergamo esiste veramente una miniera, per la precisione addirittura tre, e con una bella storia da raccontare. Nella valle di Astino, nascosta dalla vegetazione, c’è una cava di marna, si presume utilizzata dal Medioevo per la costruzione dei palazzi di Città Alta e forse anche per il monastero. Pochi sanno della sua esistenza.

Una meraviglia della natura. Nota anche come “Cava di Astino” viene citata nel 1768 con il nome di “cava meneghina”. Da questa stessa cava, nel 1731, il prevosto di Borgo Canale chiese e ottenne dai monaci di cavare blocchi di roccia per la sistemazione della sua chiesa. Ed è documentato che già dal 1768 ne cavavano blocchi di arenaria per edificare il monastero, le cascine, i terrazzamenti e i vari muri a secco. Di questo utilizzo come cava estrattiva sono rimasti segni evidenti malgrado la rigogliosa vegetazione abbia sommerso il tutto. Negli Anni Novanta, su segnalazione di abitanti della zona, alcuni speleologi ne ritrovarono l’ingresso e iniziarono un’attività di esplorazione e censimento cartografico. L’area al tempo era aperta e quindi liberamente esplorabile. Una risorsa interessante per i bergamaschi dal punto di vista della conoscenza della storia del territorio. Le cave di marna di Astino sono un percorso unico nel suo genere: oltre mille metri di gallerie nella collina, con angoli degni di nota.

 

La Cava di Astino

 

Tentativi di valorizzazione. Così, il gruppo speleologico che dal 2003 gestisce con successo le Grotte delle Meraviglie di Zogno decise di verificare come poter rendere sicura l’area per poterla aprire alle visite del pubblico. Iniziò allora – eravamo nel 2009 – un pellegrinaggio tra gli enti pubblici per conoscere chi avrebbe potuto autorizzare la gestione della miniera da parte del gruppo di volontari. La Provincia rimandò al Comune di Bergamo, che a sua volta passò la palla ai proprietari d e l l’area. Nei due anni successivi, il gruppo speleologico riuscì a prendere contatti informali con la Valdastino srl, società proprietaria della valle, per chiedere la possibilità di mettere in sicurezza l’area e avere in gestione della miniera.

La Mia e il canone da pagare. Poi la valle venne ceduta alla Misericordia Maggiore che avviò la ristrutturazione del monastero. Fiorirono i diversi progetti per rendere disponibile al grande pubblico l’antico monastero, la cascina e i terreni limitrofi. A lavori conclusi, le singole aree vennero prevalentemente dedicate alla ristorazione e al l’accoglienza turistica, in modo da dare in gestione le strutture ad attività commerciali redditizie, richiedendo in cambio canoni per l’utilizzo degli spazi. Quando la Mia ricevette il quesito dal gruppo di volontari per la gestione della ex cava, però, la risposta fu: se volete valorizzare l’area dovete pagare un canone. Il gruppo di volontari, ovviamente, non disponendo di finanziamenti (le offerte libere che raccoglie per le visite alla Grotta delle Meraviglie di Zogno servono solo per pagare le spese di gestione) mollò la presa.

 

 

«Quando abbiamo saputo dei progetti attorno a Astino ci era sembrato naturale ripetere anche qui l’esperienza di Zogno», dice Giovanni Pendesini, uno dei volontari del gruppo, composto anche da appassionati di Bergamo, Mozzo e Curno. «Non possiamo permetterci di pagare un canone proprio perché siamo tutti volontari e una gestione turistica ampia con la previsione di un biglietto di ingresso necessiterebbe di risorse finanziarie che non abbiamo». Pendesini non nasconde il suo dispiacere per come sono andate le cose: «Riteniamo che questo percorso sotterraneo vada valorizzato, ma una visione commerciale mal si presta alla nostra attività. A questo punto dovremmo avere custodi fissi e personale: oneri per noi insostenibili. Tanto più che la visita al percorso sotterraneo necessita di spiegazioni che non possono essere date in modo da guide improvvisate. Noi siamo mossi dalla passione e i nostri racconti ai visitatori, come già facciamo a Zogno, vanno oltre l’aspetto tecnico».

 

Le Grotte delle Meraviglie di Zogno

 

Il successo delle grotte di Zogno.Da qui un appello alla comunità bergamasca e alla Mia affinché «provi a fare uno sforzo ulteriore nell’esaminare il nostro progetto: oltre dieci anni di esperienza con il comune di Zogno sono li a testimoniare la nostra disponibilità e professionalità». Il complesso carsico delle grotte delle Meraviglie di Zogno fu scoperto nel 1931 dal pioniere degli speleologi bergamaschi, Ermenegildo Zanchi. Fino al 1983 l’area rimase abbandonata a se stessa e all’ingresso venne posta una porta blindata per porre fine alle scorribande di turisti improvvisati che saccheggiavano stalattiti e stalagmiti preziose. Nel 2003, grazie a una convenzione con il Comune brembano, l’area venne messa in sicurezza e ogni anno è visitata da migliaia di persone. I volontari del gruppo speleologico ogni 15 giorni si alternano per aprire le grotte e organizzare visite guidate».

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.