Atalanta, quindici euro a partita
non è mancare di rispetto ai tifosi

Quell’accusa, per niente velata, al presidente nerazzurro Antonio Percassi non è andata proprio giù. Non lo dice chiaramente, ma non lo nasconde nemmeno nella lettera che giovedì sera ha scritto e pubblicato sul sito dell’Atalanta. Perché sentirsi accusare di «mancanza di rispetto» verso i tifosi dopo tutto quello che ha fatto in questi nove anni è una coltellata. Sapeva che del malcontento ci sarebbe stato: dopo stagioni e stagioni di abbonamenti a prezzi bloccati nonostante una costante crescita (della squadra, della società e dei risultati), dare una sterzata così secca avrebbe per forza avuto dei contraccolpi. Ma quella contestazione, se così si vuol chiamare, di una frangia della Nord proprio non la capisce.

 

 

Ed effettivamente è poco comprensibile. Perché stiamo parlando di un settore che, da fine settembre, sarà completamente nuovo, all’avanguardia, unico. Quindici euro a partita per godersi da lì lo spettacolo dell’Atalanta di Gasperini può davvero essere considerata una mancanza di rispetto? Quindici, sì. Perché il club ha deciso che per le prime due partite casalinghe che si giocheranno al Tardini di Parma gli abbonati pagheranno soltanto un euro a match. Quindi ai 290 euro di abbonamento stagionale vanno aggiunti due euro, che diviso le diciannove giornate di campionato fanno poco più di quindici euro a partita. Per intenderci, meno di quanto pagano (già dall’anno scorso) i tifosi della Spal e praticamente la stessa cifra che versano i tifosi del Brescia, neopromosso e con un impianto che fa piangere. Come ha scritto Libero l’8 agosto, l’impressione è che qualche tifoso nerazzurro voglia «una Ferrari e fare il pieno con dieci euro». Impossibile.

 

 

La crescita, per certi versi assurda (in positivo), compiuta dall’Atalanta in questi anni non poteva che presentare, prima o poi, un prezzo da pagare. Un prezzo tutt’altro che fuori mercato, se stiamo a vedere le altre formazioni del nostro campionato. Insensato, semmai, era che si pagassero ancora otto euro a partita con una squadra ormai stabilmente in lotta per l’Europa e addirittura qualificata in Champions. Ma è anche vero che il calcio non è solo numeri, bilanci, business. È anche passione, divertimento e… progettualità. A tal proposito, va ricordato che, come dice il presidente nella lettera, «stiamo costruendo qualcosa di…

 

Articolo completo a pagina 16 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 agosto. In versione digitale, qui.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.