Battisti su Spotify, sì o no?
Alla fine ecco chi l’ha vinta

«Devo distruggere l’immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso»: lo aveva detto Lucio Battisti nell’ultima intervista rilasciata prima di morire, nel 1979. Fedele a quella preoccupazione, la moglie Grazia Letizia Veronese si era opposta sempre a qualsiasi «mercificazione a scopo di lucro» dell’opera del marito e a qualsiasi sfruttamento ritenuto svilente. Così dal 1995, anno dell’esplosione della musica sul web aveva detto no alla vendita sulle piattaforme online delle canzoni del marito, che hanno continuato ad essere diffuse sui supporti tradizionali, i Cd in particolare. Con lei è schierato anche il figlio Luca, in contrasto però con la volontà dell’autore dei testi, Giulio Rapetti, più noto come Mogol. Da ieri però le cose sono cambiate: il commissario nominato dl Tribunale delle imprese di Milano per risolvere la guerra tra i soci della società Acqua azzurra, proprietari dei diritti delle Canzoni di Battisti, ha mandato una lettera alla Siae estendendo il mandato anche all’incasso dei diritti delle vendite delle canzoni sul web.

 

 

Come ha ricostruito il Corriere della Sera, da tempo all’interno dei soci di Acqua azzurra si era aperta una guerra rispetto alla gestione dei diritti e alla possibilità di vendere gli album anche sulle piattaforme di streaming musicale come Spotify, Apple Music o Deezer. Da una parte c’erano i “rigoristi”, cioè moglie e figlio, dall’altra invece gli “aperturisti”, cioè Mogol e la casa discografica Universal Ricordi, oggi del gruppo francese Vivendi, che detiene il 35% delle azioni. Mogol aveva già fatto causa per danni alla gestione troppo conservativa del patrimonio di Battisti, ottenendo tra l’altro un risarcimento di ben 2,6 milioni di euro, una cifra indicativa di quanto vengano valutate le potenzialità del cantante romano. Le ragioni portate da Mogol non erano però soltanto di carattere economico: secondo lui con questa gestione si tagliava fuori Lucio Battisti dalle ultime generazioni, che ormai consumano musica solo attraverso piattaforme web (dove ormai i cantanti raccolgono più della metà del fatturato). I ragazzi non conoscono Lucio perché sono stati messi nell’impossibilità di ascoltarlo.

 

 

L’assenza del grande cantante aveva prodotto un fenomeno paradossale; un falso “Lucio Battisti” è presente su Spotify e ha quasi 190mila ascoltatori mensili. Ma la voce non è ovviamente quella di Lucio, ma di sconosciuti. Ora la decisione presa da Gaetano Presti, il commissario nominato dal tribunale, però cambia completamente lo scenario. Una svolta che avviene in una circostanza simbolicamente suggestiva: infatti proprio 50 anni fa usciva il primo album, un 33 giti, di Battisti: come titolo aveva il suo nome e all’interno aveva canzoni celebri come “29 settembre”, “Un’avventura”, “Non è Francesca” e “Balla Linda” che era uscita in singolo l’anno prima. Allora conquistò da esordiente il terzo posto della Hit Parade. Era l’inizio di una cavalcata finita troppo presto: ma sufficiente per regalarci altri 11 album meravigliosi che oggi finalmente sbarcano nel web.

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