Tra “sfratti e schiaffi”, Bergamo
sta maltrattando la scuola

La prima campanella dell’anno scolastico 2018/2019 è suonata. Ma se gli studenti bergamaschi sono tornati in classe soltanto mercoledì 12 settembre, in via Pradello 12 la Scuola, quella con la “s” maiuscola, ovvero l’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo (l’ex Provveditorato, per intenderci), lavora alacremente già da diverse settimane affinché tutto fili liscio anche in questo nuovo inizio. Stiamo parlando di un vero e proprio centro operativo che fa capo a 141 scuole, circa 13.600 docenti e quasi cinquemila Ata (personale Amministrativo, tecnico e ausiliario). Mica facile, soprattutto se devi gestire tutto con soli venti dipendenti. Stando al decreto scolastico regionale, la pianta organica di questo fondamentale ente di coordinamento dell’istruzione territoriale dovrebbe contare una settantina di dipendenti, ma negli ultimi anni i tagli sono stati continui. A questi, si sono aggiunti i pensionamenti (cinque soltanto entro quest’anno, tra cui il dottor Pierino Danesi, figura e memoria storica dell’ex Provveditorato), mai rimpiazzati. Risultato: il personale al servizio della dirigente Patrizia Graziani è ridotto ai minimi termini. Mancano il responsabile dell’ufficio legale, quello dell’ufficio pensioni e quello dell’economato e soltanto il supporto volontario e gratuito di figure esterne permette all’Ufficio Scolastico di adempiere ai propri impegni.

 

[Il dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, Patrizia Graziani]

 

Per ora il sistema regge, sebbene con qualche inevitabile ritardo negli espletamenti burocratici. Ma, sul medio-lungo periodo, questa carenza di personale diventerà un problema sempre più serio. Eppure la riforma della “Buona Scuola” varata dal Governo Renzi tre anni fa prevedeva anche un cospicuo numero di assunzioni nell’ambito dell’istruzione. Ma non negli ex Provveditorati: questi, infatti, dipendono dal ministero della Pubblica amministrazione e non da quello dell’Istruzione, a cui invece fanno capo insegnanti e personale Ata. I due dicasteri, teoricamente, dovrebbero dialogare, ma ciò non avviene, creando assurde discrasie: da un lato si sono coperti i “buchi” di personale presenti nelle scuole, dall’altro si sono continuati a tagliare posti nell’organo che dovrebbe guidare le scuole stesse. E tutto questo è avvenuto senza la levata di scudi nazional-popolare che si è vista a tutela di altre istituzioni, come tribunali e questure, e che, in alcuni casi, hanno portato a importanti risposte concrete (si veda il prossimo arrivo a Bergamo di quaranta poliziotti).

In via Pradello, però, la carenza di personale è solo l’ultimo dei problemi. Pochi mesi fa, infatti, l’Ufficio Scolastico ha scoperto che cambierà sede. E la scelta è stata presa d’imperio dalla Provincia, senza alcun preavviso. Pare addirittura che la notizia sia stata riferita alla dottoressa Graziani in occasione dell’informale contesto del concerto di primavera dell’Accademia della Guardia di Finanza: un testimone racconta che, nell’occasione, il vicepresidente di via Tasso, Pasquale Gandolfi, si sia avvicinato alla dirigente e le abbia riferito che presto l’ex Provveditorato sarebbe stato spostato in via Borgo Santa Caterina. Da via Pradello non arriva conferma di questa versione, ma ammettono che la situazione non è di semplice gestione. L’Ufficio Scolastico, infatti, vanta un contratto di comodato d’uso gratuito trentennale dell’immobile dove ha attualmente sede; la Provincia, però, ha ricevuto un’importante offerta di acquisto (sembra da parte del Gruppo Percassi, proprietario del confinante condominio “Masone”) e, vista la necessità di fare cassa, non ci ha pensato…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 20 settembre. In versione digitale, qui.

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