Bergamo, universitaria solo col sole

Qualche tempo fa sono stati annunciati i nuovi orari di Atb che rispondono alle richieste di una maggiore copertura serale, soprattutto nelle zone di Santa Caterina e di Redona, quartieri cruciali della vita cittadina. Per quanto riguarda l’offerta notturna (si intende, dopo la mezzanotte), il servizio Atb rimane però limitato a una manciata di autobus, quasi tutti della Linea 1. Il perché è presto detto: il servizio notturno è poco o per nulla richiesto. Lo avevano già fatto sapere nelle scorse settimane i portavoce dell’azienda di trasporti, è bene ricordarlo prima di puntare il dito. Del resto, basta osservare quei pochi pullman che circolano attorno alla mezzanotte praticamente deserti per capire che non avrebbe senso per Atb chiedere ai suoi dipendenti di rendersi disponibili a turni di notte.

 

 

Il punto, però, è un altro. Innanzitutto a Bergamo manca una vita notturna organizzata: i pochi locali del centro che restano aperti fino alle “ore piccole”, anche nei week-end, sono sparsi ad arcipelago per la città. Manca cioè un fulcro della vita notturna. I veri punti di ritrovo sono quasi tutti in provincia, in zone solitamente il più possibile distanti dai centri abitati, per evitare polemiche con i residenti. Bergamo è una città nella quale buona parte della popolazione considera la vita notturna come un disturbo alla tranquillità (si pensi alle polemiche legate alla movida di Santa Caterina): è una “città universitaria” solo di giorno, mai di notte. Niente a che fare con città di antica tradizione universitaria come Pisa o Bologna, nelle quali il fulcro della vita notturna è organizzato idealmente vicino ai principali campus e ai collegi per studenti. Nulla di tutto questo succede a Bergamo: la vita notturna si concentra in locali spesso molto distanti tra loro che possono permettersi di proporre concept anche molto simili (i pub, con le dovute variazioni sul tema, rappresentano la stra-grande maggioranza dell’offerta bergamasca), senza correre rischi dovuti all’eccesso di concorrenza. Sta di fatto che, alla luce di tutto questo, i giovani escono in macchina, ogni sera.

Parlando con alcuni di loro, emerge che c’è chi prende l’auto perché dopo la serata bergamasca intende raggiungere qualche discoteca di provincia per continuare la nottata; c’è chi esce in macchina perché i pullman non coprono comunque la rete di quartieri dopo una certa ora; c’è chi esce in macchina perché non ha programmi specifici e per “improvvisare” le serate a Bergamo serve avere la possibilità di percorrere lunghe distanze, altrimenti dopo una certa ora è tutto finito. Tutti loro, però, sono concordi nel dire che i pullman di notte servirebbero, sì, a patto che valesse la pena trascorrere la notte in città. Filippo, 21 anni, tira fuori la leggenda-bufala del voto della città alla Madonna: «Non ci saranno discoteche a Bergamo per ringraziare la Madonna di aver risparmiato la città dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale». Poi spiega: «Immagino che questa sia una leggenda. E quindi, con buona pace della Madonna e se fossi a capo di questa città, telefonerei a due o tre discoteche di provincia e direi loro di trasferirsi in città. Lo stesso farei con locali tipo il Druso e, perché no , anche con i forni notturni». Anche Beatrice è d’accordo: «Sarebbe bello se ci fosse una zona votata all’intrattenimento notturno. Un bel campus universitario con un’area circostante pensata per gli studenti. A quel punto si, ci vorrebbero i pullman e sarebbe tutto più stimolante».

 

 

Francesco si limita a citare la sua esperienza: «Non serviranno i pullman notturni, però io ogni sera in cui esco devo tornare a piedi o in macchina perché l’ultimo pullman per Monterosso parte alle 23.18. Lo posso anche fare, per carità, ma la volta che sei un po’ più stanco e meno motivato, oppure in inverno o in autunno quando piove, spesso ti passa anche la voglia di uscire. Vale anche per la bici». Martina conclude: «I pullman notturni ci vorrebbero, mi piacerebbe ci fossero, e mi piacerebbe avessero incorporati dei servizi di sicurezza. Ma è una cosa che dico di pancia, in questo momento non sono effettivamente a conoscenza delle limitazioni di cui il Comune deve tenere conto. Certo, quando si parla di vita notturna bisogna iniziare a capire che si parla di vita “notturna” e non “serale”…». Insomma, è vero che non esiste una richiesta organizzata, ed è vero che circoscrivere il problema (che è tale, per evidenti motivi, solo per i giovani e per pochi altri) all’assenza di autobus notturni sarebbe superficiale. Però da qualche parte sarebbe bello cominciare. A meno che non si dica che Bergamo non è e mai sarà una città per la “gente della notte”.

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