Bisogna dire le cose come stanno
La Carrara, così, non sta in piedi

Milano dista da Bergamo una cinquantina di chilometri. Mezz’oretta e si è lì, immersi in un mare di opportunità… artistiche. Attualmente, infatti, sono circa sessanta le mostre in corso nel capoluogo meneghino. Escludendo le esposizioni più di nicchia e quelle di minor richiamo, ne restano comunque una decina di altissima qualità: al Castello Sforzesco è in corso una delle mostre più complete e interessanti su Leonardo da Vinci; a Palazzo Reale c’è De Chirico; alla Permanente Raffaello; al Mudec sono esposte opere anche di Van Gogh e Monet sull’Oriente; al Museo del Novecento c’è De Pisis; da oggi (18 ottobre) al 31 dicembre, alla Cripta di San Sepolcro sbarca l’attesissima Marina Abramovic con The Kitchen. Homage to Saint Therese. Insomma, un ventaglio di opzioni pazzesco. E che, oggettivamente, spiega (almeno in parte) la fatica, ormai cronica, che sta facendo l’Accademia Carrara a spiccare il volo.

 

 

Alla fine, paga il Comune. La riflessione diventa necessaria dopo che, la scorsa settimana, la quarta commissione consiliare ha approvato lo stanziamento aggiuntivo del Comune da 440 mila euro per il biennio 2019/2020 per la pinacoteca cittadina. Una decisione maturata già un anno fa dopo aver visto che le iniziali stime non stavano in piedi e che i costi dell’Accademia erano in continua ascesa. Non solo: in parallelo sono anche diminuiti nettamente gli stanziamenti dei privati. Insomma, Palazzo Frizzoni è dovuto intervenire per mettere una toppa. Cosa che, teoricamente, non sarebbe dovuta accadere. Da quando la pinacoteca ha riaperto i battenti (era il 2016 e fu grande festa in città), infatti, la sua gestione è stata demandata a un ente privato, la Fondazione Accademia Carrara, di cui il Comune è parte e il sindaco Giorgio Gori presidente. Obiettivo di questa iniziativa, fortemente voluta da Gori stesso, è «affidare la gestione di un patrimonio pubblico, di immenso valore, a una governance con spiccata vocazione privatistica – si legge sul sito della Carrara -. […] Puntare a una gestione virtuosa fatta di progettazione culturale, approfondimento scientifico, tutela, marketing, comunicazione e sviluppo museale. Tutto attraverso una gestione manageriale oculata e attenta ai dati di bilancio». A distanza di tre anni, si può dire che parte di questi obiettivi, quelli più strettamente economici almeno, non sono stati raggiunti, visto che il privato ci sta mettendo sempre meno soldi e il pubblico, invece, sempre di più.

 

[La direttrice della Carrara, Maria Cristina Rodeschini]

 

Qual è il valore della Carrara? L’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti ha spiegato che «i maggiori costi sono legati a utenze, guardiania e climatizzazione. E poi ci sono stati imprevisti come la riscoperta della tavola del Mantegna, di cui siamo ovviamente felici ma che ha comportato ulteriori spese per il restauro e per la mostra». Un discorso che, francamente, regge soltanto in parte: in altri musei del mondo, i costi conseguenti a una scoperta come quella del Mantegna sarebbero stati ampiamente ripagati dalla successiva mostra. Qui a Bergamo, invece, no. Anche perché, per quanto bella e riuscita, la mostra dedicata all’opera dell’artista rinascimentale è risultata monca, data l’impossibilità di avere la seconda metà dell’opera stessa, che invece era presente nelle esposizioni andate in scena a Londra e a Berlino, Paesi a cui la Carrara ha prestato il “suo” Mantegna.
Una dimostrazione di come, forse, l’immagine che si ha a Bergamo della pinacoteca cittadina sia superiore (eccessivamente superiore) rispetto a quella che ne ha chi di Bergamo non è. Un altro esempio? La mostra del Raffaello. Che alla Carrara è andata molto bene (72 mila visitatori), ma è lontanissima dal successo che sta riscuotendo quella multimediale e immersiva dedicata allo…

 

Articolo completo a pagina 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 24 ottobre. In versione digitale, qui.

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