Calano i reati, crescono i detenuti
(la giustizia è lenta ma severa)

Reati in costante calo in Italia. È una buona notizia che però deve fare i conti con una ricaduta strana: aumenta sempre di più la popolazione carceraria. Come si spiegano due trend così contraddittori? Probabilmente è l’esito del combinato disposto tra la cultura giustizialista dei 5Stelle e quella securitaria della Lega. Risultato: anche se si sgarra di meno, si va in carcere di più. Ma veniamo ai dati.

Come detto, il calo non è di oggi e quindi non può essere spiegato solo come conseguenza del Decreto sicurezza, fiore all’occhiello di Salvini. Nella relazione annuale sulla sicurezza presentata a febbraio scorso al Parlamento, il ministero dell’Interno ha reso noto che nel 2017 i delitti sono calati del 2,32 per cento rispetto al 2016. Un trend confermato nei primi nove mesi del 2018, durante i quali, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, i delitti sono diminuiti dell’8,3 per cento. Da gennaio a settembre 2018, rispetto agli stessi mesi del 2017, gli omicidi volontari sono calati del 18,5 per cento, meno 9,1 per cento le rapine, con una diminuzione che riguarda in particolare quelle in banca (meno 30 per cento) e in appartamento (meno 15,6 per cento). Sono poi diminuiti i furti (meno 8 per cento) e le violenze sessuali (meno 6,1 per cento).

 

 

Numeri che trovano conferma anche nell’ultimo anno, come reso noto dalla Direzione centrale della Polizia, che registrano il segno meno in quasi tutte le percentuali nel confronto tra 2018 e 2019. Meno omicidi, furti, rapine e reati informatici e soprattutto sono in forte calo gli stupri. Aumentano di quasi un quarto, invece, i reati per gli incendi dolosi. Gli omicidi scendono del 12,2 per cento (dall’inizio dell’anno fino a marzo ne sono stati ne sono registrati 72, dunque dieci episodi in meno) e i tentati omicidi del 16,2 per cento. Netta anche l’inversione di tendenza, per la prima volta negli ultimi tre anni, degli episodi di violenze sessuali: nei primi tre mesi del 2019 sono state 767 a fronte dei 1.130 episodi dello stesso periodo del 2018. Il che vuol dire meno 32 per cento. Anche l’Osservatorio europeo sulla sicurezza, ha confermato che gli italiani iniziano a sentirsi più sicuri e a percepire con meno frequenza un incremento della criminalità. Insomma c’è meno paura.

Perché allora la popolazione carceraria continua ad aumentare, come ha documentato il rapporto dell’Associazione Antigone presentato nei giorni scorsi? Un dato opposto a quello che sta invece accadendo in Europa dove Paesi come Germania e Spagna hanno visto diminuire anche del venti per cento il numero dei detenuti. La ragione si spiega in parte con i tempi della giustizia che nel nostro Paese tiene le persone a lungo in attesa del giudizio: i detenuti senza una condanna sono Il 34,5 per cento del totale, oltre dieci punti in più della media europea che è del 23 per cento. Ma la vera ragione, come ha rilevato Antigone, è un’altra: la nostra giustizia è molto più severa di quella degli altri Paesi europei: le condanne sono più pesanti. Lo dicono i numeri. Il 27 per cento dei detenuti da noi ha una pena compresa tra i 5 e 10 anni: nove punti percentuali in più rispetto alla media europea (del 18 per cento). E le condanne pesanti tra i 10 e i 20 anni incidono per il 17 per cento, contro una media europea dell’11.

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