Imprese, quante occasioni perse
senza un’adeguata digitalizzazione

La “digital life”, in cui praticamente ogni aspetto della nostra vita filtra attraverso la rete, le app, i social network e una molteplicità di dispositivi, è ormai una realtà con cui tutti dobbiamo fare i conti nella sfera privata ma che pone nuove sfide organizzative e di comunicazione anche a livello imprenditoriale, offrendo l’opportunità alle aziende di offrire ai propri clienti servizi e modalità d’interazione fino a pochi anni fa del tutto impensabili. Ma come si presentano le aziende costruttrici bergamasche di fronte a questa sfida? Quanto interagiscono con i bisogni del “cittadino digitale”? quanto hanno saputo cogliere le nuove potenzialità dell’universo della condivisione? Lo stato dell’arte e le prospettive emergono dall’Osservatorio sullo Stato di Digitalizzazione del Settore Immobiliare a Bergamo e Provincia, studio analitico condotto da Bespoken-Digitale su Misura, società di consulenza specializzata nel digitale, con Ferretticasa, storica realtà bergamasca nel campo dell’edilizia.

 

Lo studio. Prima analisi di questo genere effettuata sul territorio bergamasco, la ricerca, presentata il 20 novembre nella sede di Dalmine di Ferretticasa, si focalizza sul comparto delle imprese di costruzione, analizzandone il loro “grado” di innovazione riguardo sia alle tecniche di costruzione che all’adozione del digitale. Ma lo studio offre in senso più ampio uno spaccato interessante e indicativo della situazione nell’area bergamasca anche per un confronto con il più ampio panorama nazionale, oltre che strumenti utili per le aziende che vogliono affrontare il cambiamento. Partendo da un campione di circa 420 imprese di costruzione che operano sul territorio, l’analisi ha tenuto conto di ben 75 variabili diverse, comprendenti aspetti edili, commerciali, di marketing e comunicativi di ogni singola azienda. In quanti stanno applicando nuovi paradigmi edili, in quanti stanno utilizzando strumenti di marketing digitale, di engagement e di social network, e con quali risultati?

 

 

I risultati: imprese ancora troppo “analogiche”. Si scopre che oggi, la maggior parte delle aziende immobiliari bergamasche preferisce ancora affidarsi a strategie tradizionali: nei loro cantieri, solo il 3,86 per cento delle imprese realizzano costruzioni in bioedilizia e solo il 34 per cento di Classe A. Per quanto riguarda gli strumenti digitali, a fronte di un 81 per cento di acquirenti che per soddisfare i propri bisogni compiono ricerche sulla rete, solo il 34 per cento delle imprese bergamasche ha una pagina aziendale su Facebook, mentre sugli altri social network la loro presenza scende a cifra singola: profilo Instagram 6 per cento; profilo Twitter 4,2 per cento; profilo Linkedin 3,5 per cento. Numeri così bassi li ritroviamo anche su strumenti di marketing utili come blog (3 per cento) e newsletter (2 per cento), mentre punti di riferimento e di pubblicità come Google Business sono sfruttati in maniera adeguata solo dal 35 per cento delle aziende. E anche l’analisi dei contenuti trova molte aziende impreparate. Basti pensare che solo il 31,7 per cento indica sulla propria pagina Facebook informazioni fondamentali come orari di apertura e chiusura. Per di più, solo il 48 per cento dei siti delle imprese è “responsive”, cioè pensato per essere visualizzato su diversi dispositivi (pc, smartphone, tablet, smart tv…).

 

 

Ancora tanta la strada da fare. Questi dati segnalano, di fatto, preziose opportunità mancate: gli edifici in bioedilizia hanno importanti impatti ambientali e sociali, oltre a offrire alle aziende minori costi operativi e consumi, e la creazione di un mercato per prodotti e servizi della green; mentre sul fronte della lead generation, le PMI italiane che hanno digitalizzato i loro processi hanno acquisito vantaggi sui competitor (62 per cento di queste imprese), maggiore produttività (49 per cento) e migliore immagine di fronte ai clienti (48 per cento). La conclusione dell’Osservatorio si trasforma così anche in campanello d’allarme per le aziende bergamasche, che stanno rinunciando a preziose opportunità in un mercato sempre più competitivo: «Siamo partiti da un territorio, quello bergamasco, già molto forte dal punto di vista della manifattura e dei processi industriali, ma non altrettanto dal punto di vista della comunicazione e del marketing. Il quadro complessivo che ci viene restituito da questo osservatorio è quello di un settore che sta iniziando a imboccare la strada della digitalizzazione. Quanto emerge è che ci troviamo di fronte a un’opportunità che non è stata ancora pienamente sfruttata. Permane una cultura della diffidenza verso la digitalizzazione, che più che come un investimento per il futuro è ancora vista come un’implementazione non fondamentale. Solo alcuni grandi players sono riusciti a iniziare il lungo processo della digitalizzazione, esempi virtuosi che sono stati capaci di assicurarsi un vantaggio tecnologico importante».

 

 

I commenti. «Per Ferretticasa portiamo avanti da otto anni un progetto di trasformazione digitale – ha spiegato Alberto Trussardi, partner di Bespoken -. Oggi l’80 per cento dei 28 milioni di euro di fatturato dell’azienda viene generato sui canali digitali, grazie a una strategia capace di sfruttarne al meglio le peculiarità per mettere in contatto la domanda con l’offerta e offrire tutti gli strumenti per il successo delle trattative». «La crescita e l’innovazione del nostro settore impongono una nuova prospettiva – aggiunge Roberto Ferretti di Ferretticasa -, quello della realtà digitale è per noi di primaria importanza, un modo nuovo di essere vicino al cliente utilizzando un canale sempre più diretto. Le aziende del nostro territorio hanno bisogno di essere al pari con i tempi e la tecnologia è sicuramente una chiave importante per raggiungere i proprio obiettivi, grandi o piccoli che siano».

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