Il caso del parcheggio alla Fara
Una bella rottura per Giorgio Gori

Un brutto risveglio per il Comune, ormai due settimane fa: tra la posta del giorno anche una tranciante missiva ricevuta da Icomos, ente compreso nel complesso Unesco, incaricato di monitorare l’incidenza delle modifiche nelle aree vicine o interne ai luoghi-patrimonio. Opere, ad esempio, come il parcheggio in Fara, che tanto fa discutere fin da che se ne è avuta notizia. Le tre pagine, firmate dalla sezione francese di Icomos, sono spietate nei confronti del progetto e dell’Amministrazione che lo sta portando avanti. La denuncia, per punti, riguarda tutti gli aspetti relativi al parcheggio: dalle accuse di superficialità degli studi idrologici, geologici e archeologici passando per le insinuazioni riguardanti presunti «fini politici», che tanto hanno fatto risentire il sindaco («Icomos – spiega Gori – dovrebbe essere un’istituzione obiettiva e super partes, e invece…»), nulla è trascurato. Il sindaco e il suo entourage hanno così ritenuto opportuno redarre un documento che rispondesse alle istanze punto per punto, per ribattere a quelle accuse che il sindaco definisce «mosse da informazioni distorte e false». E così, a lavoro ultimato, ha convocato una conferenza stampa nella sala multimediale di Palafrizzoni, lo scorso sabato. Ai presenti è stato spiegato il contenuto del documento che il Comune ha inviato a Icomos, spiegando poi: «Ci tenevamo a dare noi per primi questa notizia, per questioni di trasparenza».

 

 

La risposta. Nel documento viene ripresa la struttura della lettera di Icomos. Il primo punto: secondo Icomos, il parcheggio non è mai stato segnalato, come deve accadere di norma quando si realizzano opere che apportano importanti modifiche ai luoghi Unesco. A questo il Comune ribatte ricordando l’ispezione di un membro di Icomos avvenuta nel 2016, in cui il cantiere era stato mostrato all’ispettore, il quale non aveva in quell’occasione richiesto informazioni a riguardo. Pesanti accuse anche per quanto riguarda l’assenza di studi preliminari sulla composizione geologica del territorio interessato, a cui il Comune risponde ricordando la massiccia presenza di rilevatori altamente tecnologici e in grado di rilevare qualunque anomalia, oltre comunque all’intensa fase di studi, anche geologici, prima dell’inizio degli scavi. Stesso discorso per l’assenza di studi idrologici tali da poter determinare l’incidenza del cantiere sulle cisterne d’acqua. Il Comune in questo caso spiega che gli studi sono stati fatti e che nessuna cisterna è stata rilevata nel territorio dei lavori.

Ampio spazio, nella lettera di Icomos, e di conseguenza nella risposta del Comune, viene dedicato anche agli aspetti legati a inquinamento e traffico oltre che agli elementi più sociologici. Nel primo caso l’allarme lanciato da Icomos relativo all’incremento del traffico connesso con la costruzione del parcheggio viene rispedito al mittente con una risposta secca: «La verità è esattamente l’opposto». Nel senso che, stando alla spiegazione del sindaco, il parcheggio è pensato anche per ridurre al minimo gli accessi a Città Alta: togliendo i parcheggi in superficie, alzando le tariffe medie dei parcheggi e segnalando fin dalla città bassa la disponibilità o meno dei posti nel silos, il traffico di porta Sant’Agostino dovrebbe diminuire drasticamente. La risposta del Comune si chiude quindi con…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 4 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 ottobre. In versione digitale, qui.

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