Ci salveranno le api di Capizzone
(ma è stato un anno tragico…)

«Se le api scomparissero dalla Terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita»: è una citazione fra le più inflazionate, attribuita (probabilmente solo e soltanto per una sorta di leggenda metropolitana) ad Albert Einstein. Non è comunque necessario essere dei geni (ma la cosa potrebbe aiutare) per comprendere che il nostro pianeta, o meglio la nostra alimentazione, dipendono in larga misura dall’azione di api, coleotteri, farfalle e altri impollinatori. Secondo il mensile Focus «sono responsabili della buona resa del 75 per cento dei raccolti su cui basiamo la nostra sopravvivenza. La salute di tutti questi impollinatori è oggi messa a dura prova: un quarto delle api europee rischia l’estinzione, per cause non ancora del tutto chiare, ma che probabilmente includono l’uso di pesticidi, la scarsa disponibilità di cibo per gli insetti, la diffusione di parassiti autoctoni o alieni».

 

 

Il tema è evidentemente al centro della quarta edizione della Festa delle Api, organizzata a Capizzone, in Valle Imagna, dall’Associazione produttori apistici della provincia di Bergamo. Il luogo non è certo casuale, poiché proprio a Capizzone verrà inaugurato un nuovo Bee Hotel, il terzo in Italia. Letteralmente un “albergo per le api”, una sorta di nido artificiale utile a ospitare le api selvatiche, quelle che non sono regimentate “in fabbrica” nei tradizionali alveari utili a raccogliere miele, ma che vivono solitarie in piccoli gruppi e contribuiscono non poco (senza troppa visibilità) a mantenere vivi noi e il pianeta Terra. Un’occasione lieta, che arriva però al culmine di una stagione a dir poco sciagurata per gli apicoltori orobici, che segnalano per voce del proprio presidente Alberto Parolini un calo della produzione di miele nell’ordine del sessanta per cento.

«Il clima di quest’anno – spiega Parolini – è il responsabile numero uno. Fino a marzo c’è stato un andamento sostanzialmente mite e secco, seguito da una fase molto instabile di maltempo, con sbalzi di temperatura notevoli e un calo drastico nella produzione di nettare delle varie specie botaniche. I cambiamenti climatici, ormai più che evidenti, non comportano soltanto piogge torrenziali o caldo tropicale, ma generano fenomeni anche sul periodo medio lungo, variando gli equilibri della natura. Il progetto legato alle api selvatiche di Capizzone è in questo senso emblematico, in quanto utilizza le api come virtuosi bioindicatori della qualità dell’ambiente in cui vivono e viviamo». La Festa delle Api prenderà il via oggi (sabato 21) alle 15, con laboratori per grandi e piccini. Alle 16 l’inaugurazione del Bee Hotel, realizzato nel più ampio contesto del progetto “BeeAware”. Si tratta di un’iniziativa internazionale che unisce 25 Comuni a livello internazionale, realizzato dalla Rete di Comuni Alleanza nelle Alpi in collaborazione con CIPRA e con l’associazione Città Alpina dell’anno e cofinanziato da Fondazione di protezione animale e dal Ministero federale tedesco per l’ambiente, la protezione della natura e la sicurezza nucleare (BMU).

 

 

«L’obiettivo – aggiunge Parolini – è coinvolgere attivamente gli enti locali nella protezione e nella tutela delle api, soprattutto selvatiche, dando loro un “rifugio sicuro” lontano da pesticidi ed agenti inquinanti e monitorando nel contempo la qualità dell’ambiente». In campo per la festa ci sono anche Dolce Amaro, Associazione dei mieli, Albo nazionale degli esperti di analisi sensoriale del miele e Accademia Veneto Lombarda, oltre naturalmente al Comune di Capizzone. Alle 17 ci sarà il seminario tecnico guidato dall’entomologo Simone Flaminio (per i bambini ci saranno divertenti laboratori), mentre alle 18.30 verrà assegnato il premio “Dolceamaro” destinato al miglior miele di castagno di Bergamo. Alle 19.30 tutti a tavola grazie agli Alpini locali, con casoncelli, polenta e brasato (info al 3291595258). Per chi vorrà cimentarsi, è prevista anche una gara fra le torte fatte in casa portate dai presenti. Il premio: un’arnia pronta all’uso. E non serve Einstein per capire che una mano possiamo darla tutti.

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