I cinque momenti da dimenticare
dell’emozionante 2018 nerazzurro

Per tante gioie provate, nel 2018 nerazzurro ci state però anche alcune delusioni. È stato un anno pieno di emozioni, in alcune circostanze ci siamo anche trovati a commentare e scrivere di momenti duri o durissimi da digerire. In questo caso, nessun giocatore da bocciare in modo completo ma solo momenti e partite che, per un motivo o per l’altro, si sono portati dietro un carico emozionale davvero toccante. La peggior delusione del 2018 non può che essere l’eliminazione di Copenaghen, ma ci sono anche altre “istantanee” degne di menzione, tra cui la tragica scomparsa di Astori.

 

5) Il rinvio della ristrutturazione dello stadio

Probabilmente i tempi tecnici non ci sono mai stati, ma quando è diventato ufficiale il rinvio di un anno dell’inizio dei lavori di ristrutturazione dello stadio di Bergamo tutti siamo rimasti un po’ male. Cambia poco, la storia è scritta e ormai il futuro è segnato, ma è un po’ come quando hai un appuntamento che attendi da tutta la vita e te lo spostano di qualche giorno: sei tranquillo, perché nessuno lo cancellerà, ma impaziente e vorresti che tutto accada presto. Anzi, prestissimo.

 

4) La morte di Davide Astori

Con l’Atalanta questa vicenda non c’entra nulla. Ma il 4 marzo 2018 il calcio italiano ha perso uno dei suoi ragazzi. Era nato a Bergamo e proprio nella nostra terra vivono ancora oggi i genitori e i familiari più stretti. Il cuore di Astori si è spento in un hotel di Udine nella notte tra il 3 e il 4 marzo: le partite di quel giorno sono state rinviate, ma il groppo in gola di quei momenti è qualcosa di impossibile dimenticare.

 

3) La vicenda Milan: una barzelletta all’italiana

Per settimane, giornali e televisioni hanno sostenuto la tesi che il Milan fosse tranquillo al sesto posto e pronto per i gironi di Europa League. Poi è arrivata la stangata della UEFA e i dirigenti rossoneri hanno fatto ricorso al TAS riuscendo a vincere in extremis la causa e rispedendo la Dea ai preliminari pochi giorni prima dell’esordio. Il danno, per i nerazzurri, è stato enorme e ciò che delude davvero è che chi ha i conti a posto è stato calpestato da chi ha conquistato il sesto piazzamento con giocatori che, in altre condizioni regolamentari, forse non avrebbe nemmeno dovuto scendere in campo.

 

2) Ilicic e la malattia

Ci ha colpito perché è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Chi ha incontrato Ilicic nei giorni del ricovero estivo raccontava di un ragazzo colpito nella testa prima ancora che nel fisico. Il ragazzo ha giocato il Trofeo Bortolotti segnando anche un gol su rigore, ma appena prima dell’esordio in Europa League con il Sarajevo ha accusato una febbre anomala accompagnata da un brutto bozzo apparso sul collo dalla sera alla mattina. Nelle settimane successive si è saputo che tutto era legato a un problema di infezione ai denti. Per alcuni mesi l’Atalanta non ha potuto contare su di lui e forse un pezzo di mancata qualificazione (ma anche della partenza zoppicante in campionato) è legata proprio all’assenza del numero 72.

 

1) Copenaghen, la grande delusione

Tutti, ma proprio tutti, eravamo convinti che fosse una semplice formalità. Abbiamo visto due partite finire 0-0, poi i calci di rigore ci hanno fatto piangere. Nel vero senso della parola. La gara di andata contro il Copenaghen è stata emblematica: tante buone occasioni ma nessun gol. «Basta andare in Danimarca e segnare», ci siamo ripetuti per una settimana intera, e mentre l’Atalanta-2 pareggiava a Roma per 3-3 regalando tanti sorrisi per l’esplosione di Rigoni e la bella prova di Zapata, l’organizzazione della trasferta di Copenaghen era ormai agli sgoccioli. Nel freddo danese, con le birre medie a otto euro e lo stadio vuoto per metà, i seicento bergamaschi al seguito hanno vissuto una delle delusioni sportive più cocenti degli ultimi anni. Tutto si è deciso ai rigori: errori di Gomez e Cornelius, Copenaghen avanti e Atalanta a casa. Per settimane, quel tarlo ha triturato certezze e fiducia del gruppo atalantino e digerire la mazzata è stato veramente difficile. Adesso è tutto alle spalle, la squadra ci sta riprovando ma l’unico modo per dimenticare è riconquistare, ancora, il pass per l’Europa. I passaporti sono pronti, quando si parte?

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