Dalmine, palazzi, uffici e capannoni
Ancora altro cemento in arrivo

L’adozione, da parte dell’Amministrazione comunale, della lottizzazione denominata «Porta Nord», che prevede la realizzazione di residenziale, commerciale e servizi nella zona tra il campo sportivo di Guzzanica e la 525, ha riacceso il dibattito sul consumo del suolo a Dalmine. L’argomento è stato affrontato durante la seduta del Consiglio comunale di fine settembre. Le minoranze, fortemente contrarie alla lottizzazione, hanno interrogato la Giunta per avere dei dati sulle aree verdi rimaste in paese, in particolare Patto Civico e Nostra Dalmine. Forza Italia si è invece espressa attraverso due comunicati stampa, uno prima del Consiglio e uno dopo, nel quale ribadisce la propria critica posizione su Porta Nord . Erano assenti la Lega Nord e il Movimento Cinque Stelle, ma anche loro si erano detti contrari alla maxi lottizzazione.

 

Il progetto prevede la cementificazione dei terreni adiacenti alla rotonda dell’autostrada, compresi tra la Tangenziale Sud di Bergamo (linea tratteggiata verde), la Provinciale ex SS525 (linea tratteggiata arancione), via Guzzanica e via Vailetta.
Foto Nostra Dalmine.

 

Che, come ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Corrado Negrini ai consiglieri, coprirà il 3,5 per cento del territorio dalminese. L’area commerciale del Bricoman copre il 5 per cento, la Tenaris il 14,2 per cento, l’11 per cento gli ambiti agricoli e paesaggistici, 11 per cento il parco del Basso Brembo, il 10,6 per cento i piani attuativi, ovvero le aree in cui sono previste trasformazioni e costruzioni. Da metà Anni Cinquanta fino al 2000 Dalmine è cresciuta in modo esponenziale, con un aumento di edificazioni pari al 224 per cento. Negli ultimi 17 anni invece la crescita si è assestata attorno al 3 per cento. «Oggi viene data maggiore attenzione al tema del consumo del suolo – ha dichiarato Negrini – si è cominciato a costruire in modo diverso, più consapevole. Noi cerchiamo di guidare con gli strumenti che abbiamo le richieste di urbanizzazioni private, che godono di diritti acquisiti. Ora il problema è evitare lo spreco di suolo e favorire il recupero e la rigenerazione urbana».

 

 

Cortese si è detto soddisfatto della risposta ottenuta dall’assessore, mentre Gianluca Iodice, capogruppo di Forza Italia, ha rincarato la dose, attribuendo la responsabilità al Centrosinistra di aver «ipotecato il nostro territorio, il nostro ambiente e in definitiva il nostro futuro in maniera quasi irreversibile. Negli ultimi vent’anni, gli unici ad aver affrontato la situazione con l’obiettivo di ridurre il cemento sono stati i partiti di Centrodestra». Secondo il consigliere azzurro la precedente Amministrazione, nonostante abbia adottato la lottizzazione del Bricoman, «fra il 2009 e il 2014 ha ridotto, tramite un paziente lavoro di concertazione con gli operatori, i volumi totali, facendo sì che, quantomeno, invece dei palazzoni previsti dal Pd, venissero realizzate villette a schiera e piccole palazzine».

 

 

Un commento di Paolo Aresi. Che la crisi sia alle spalle lo testimonia il ritorno del desiderio di costruire. Non importa che sul territorio ci siano migliaia di abitazioni vuote e neppure importa che centinaia di capannoni stiano lì abbandonati tra la campagna e le strade. Bisogna costruire: nuovi condomini, nuove palazzine, altre villette. Rinasce quella sorta di orrore del verde e dello spazio aperto che ha distinto il nostro mondo a partire dagli Anni Sessanta quando «vecchio» diventò sinonimo di «brutto». Oggi si ritorna. Dalmine vuole cementificare un altro tre per cento del territorio, come se tutta la calce, i mattoni, la malta piovuti sul paese negli ultimi quarant’anni non bastasse. Treviolo distrugge la sua vecchia casa Bordogna. A Torre de’ Roveri si annuncia trionfalmente che le vecchie case davanti alla chiesa saranno abbattute per fare posto a «moderni edifici». Ma sì, buttiamola via la storia scritta nelle pietre, cancelliamo le campagne. Quello che conta sono i soldi.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.