Il direttore (tedesco) degli Uffizi
rivuole il quadro rubato dai nazisti

Eike Schmidt, direttore degli Uffizi, cioè del più importante polo museale italiano, sa come funzionano i meccanismi della comunicazione. Ieri, a museo chiuso per via della festività di Capodanno, ha radunato i giornalisti per un rito fuori dal comune. Si è presentato in una sala di Palazzo Pitti con la riproduzione di un quadro incorniciata e l’ha appesa in uno spazio che è vuoto dal 1944, quando i nazisti avevano prelevato l’originale per appenderlo in una villa e poi trafugato in Germania. Schmidt è tedesco e si deve essere sentito ferito nell’onore a vedere quel buco lasciato da un’opera di grande importanza, acquistata nel 1824 dal Granduca Leopoldo II di Lorena. Dell’opera si sa tutto, a partire dall’autore: Jan van Huysum, artista olandese attivo tra 600 e 700 e grande specialista in nature morte. «Fa parte della storia del museo», ha spiegato Schmidt. «Raccontava insieme ad altre opere il gusto della natura morta a inizi 700. Dialogava insieme ad altri autori con i visitatori contemporanei, creando un’atmosfera precisa. Raccontava un’epoca». Poi il direttore ha lanciato la frecciata finale: «Non esiste un altro luogo dove il capolavoro di Jan van Huysum può essere custodito, se non la “sua” sala a Palazzo Pitti».

 

 

Per far capire meglio la propria determinazione a voler indietro l’opera, Schmidt ha messo sulla riproduzione incorniciata una scritta in tre lingue: «Rubato, Stolen, Gestohlen». E da oggi le migliaia di visitatori del museo si troveranno davanti quest’opera sottratta con tanto di messaggio. Facile pensare all’imbarazzo che la cosa creerà anche a livello diplomatico, visto che il direttore tedesco del museo fiorentino mette alle strette le autorità del suo Paese rispetto a un vero e proprio sopruso di oltre sessant’anni fa. L’opera non è mai andata sul mercato, perché con ogni probabilità è ancora nelle mani degli eredi del soldato che la prese sottobraccio e se la portò in Germania durante la ritirata negli ultimi mesi del conflitto mondiale. In modo un po’ maldestro, tramite ignoti, avevano avanzato anche l’offerta di far tornare l’opera a Firenze, dietro un pagamento di cinquecentomila euro, nettamente inferiore al valore: tanto che la procura del capoluogo toscano ha aperto un fascicolo contro ignoti per estorsione.

 

 

E non è l’unico capolavoro che nazisti portarono via da Firenze: nell’agosto del 1944 dal Castello di Poppi, dove erano state ricoverate molte opere d’arte per tenerle al riparo dalla guerra, venne prelevata una scultura del giovanissimo Michelangelo, una Testa di fauno che oggi è andata perduta e di cui non resta che un calco, esposto al Museo del Bargello. I nazisti furono molto voraci dal punto di vista artistico: sono oltre seicentomila le opere trafugate in tutt’Europa: per ora ne sono state restituite 5.800 agli eredi dei vecchi proprietari. Lo scorso novembre si è tenuto un convegno internazionale a Berlino dove la ministra della Cultura tedesca Monika Gruetters, davanti a oltre mille esperti ha confermato la “responsabilità permanente” della Germania per quel che riguarda il complesso processo della restituzione. Da 2020 sarà attiva una banca data per mettere a conoscenza di tutti i problemi sul tappeto e aiutare a rintracciare le opere

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