Il “mistero incomprensibile”
dei bimbi adottati dal Congo

Un’attesa durata 929 giorni, secondo il puntuale conteggio tenuto dalle famiglie del Comitato genitori Repubblica democratica del Congo, che riunisce 23 delle oltre 100 famiglie. L’attesa, per 130 coppie di genitori adottivi italiani, durava dal 25 settembre 2013, giorno in cui il governo congolese dichiarò una moratoria delle adozioni internazionali, dopo aver destinato i bambini alle famiglia adottive. Un mese fa, per fortuna, la situazione si è sbloccata e oggi le autorità della Repubblica Democratica del Congo hanno autorizzato ulteriori 66 bambini a ricongiungersi con le famiglie italiane. Ieri un aereo con 51 bambini a bordo è atterrato a Roma: si tratta del primo arrivo. Questi bambini hanno tutti avuto il via libera dalle autorità del Congo nelle scorse settimane (è del 17 marzo il comunicato della Commissione adozioni internazionali che dava notizia dello sblocco di tutte le pratiche italiane), ma fino ad oggi nulla si sapeva rispetto al loro arrivo in Italia.

 

Adozioni: via libera da Congo per altri 47 bambini

 

La vicenda infatti da sempre è stata avvolta da misteri e da silenzi. Maggiore imputata la Commissione adozioni, che è entrata in conflitto con gli enti autorizzati che sono stati il tramite (obbligatorio per legge) delle famiglie affidatarie. È quello che il quotidiano Avvenire ha definito «un mistero incomprensibile e, via via che le ore passano, inaccettabile sia per molte famiglie che per gli enti coinvolti. Questi ultimi, come prassi degli ultimi mesi, non vengono avvertiti». Anche se tra gli accompagnatori dei 51 bambini ci sarebbero anche funzionari di alcuni enti, le famiglie sono state lasciate all’oscuro sino all’ultimo. Solo ieri la Cai ha fatto partire le telefonate per convocarle a Roma, con la scusa di firmare «delle deleghe urgenti». Così per molte è iniziata la corsa da ogni angolo d’Italia per arrivare a quel fatidico appuntamento con i loro figli tanto attesi.

 

Adozioni: via libera da Congo per altri 47 bambini

 

La vicenda era iniziata nel 2013 quando la Repubblica Democratica del Congo aveva deciso di bloccare le adozioni internazionali per indagare su presunti casi di maltrattamenti subìti dai bambini, su presunte compravendite e su adozioni da parte di coppie omosessuali, vietate dalla legge. I maggiori indiziati erano gli Stati Uniti. L’Italia non ha mai avuto problemi di questo tipo (anzi proprio il Congo ci ha lodato per la nostra “scrupolosità”). Eppure si è trovata ugualmente coinvolta in questa vicenda.  A maggio del 2014 qualcosa sembrò muoversi. Il ministro Maria Elena Boschi era andata a Kinshasa e aveva riportato in Italia 31 bambini. Per gli altri invece il blocco continuava. Così ad agosto 2015 un gruppo di 22 coppie adottive decidono di rompere il silenzio lanciando un appello al premier Matteo Renzi: «Abbiamo bisogno di accoglienza, sostegno, comprensione, risposte, trasparenza, verità e fiducia dal nostro Stato, subito!». Ma la “stragrande maggioranza” delle coppie che si trovavano nella stessa situazione si sono dissociate dall’iniziativa dei 22, denunciando quella che considerano «un’iniziativa mediatica» che potrebbe avere «ripercussioni negative sulle loro procedure adottive e sul futuro dei loro figli». Ma l’odissea dei bambini adottati per molti non è ancora finita. Resta misteriosa la sorte dei restanti 82 bimbi, ancora in Congo senza un perché. I loro passaporti sono nella maggior parte rinnovati, i dossier sbloccati, l’ambasciata pronta a rilasciare i visti.

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