La crisi di Auchan, anche a Bergamo

«La disponibilità ad affrontare con senso di responsabilità i problemi dell’impresa deve però avvenire nel rispetto degli interessi e dei diritti dei lavoratori, non scaricando unicamente su di essi il peso di una ristrutturazione selvaggia». È questo un piccolo stralcio della presa di posizione chiara del Coordinamento nazionale delle strutture e dei delegati Filcams, Fisascat, UILTuCS di Auchan Italia S.p.a. Il testo si riferisce a quello che viene definito «un grave atto unilaterale», con il quale la multinazionale francese ha avviato le procedure di mobilità per 1.426 addetti in tutta Italia (sono 11.422 le persone che lavorano per Auchan nel Belpaese, distribuite in 51 sedi).

La situazione a Bergamo. I tagli, contrariamente a quello che si vociferava, saranno distribuiti omogeneamente in tutta la penisola e anche Bergamo ne farà le spese. Nell’area orobica sono infatti presenti quattro punti vendita: in via Carducci (circa 220 dipendenti), a Curno (320), ad Antegnate (100), al magazzino di Calcinate (30), per un totale di circa 670 persone legate professionalmente ad Auchan. Nella nostra provincia i tagli previsti dovrebbero essere 29, concentrati in prevalenza nel supermercato di via Carducci.

 

 

Sulla vicenda si è espressa Luisella Gagni, rappresentante della Filcams CGIL di Bergamo, evidenziando come «Auchan Italia continui a prendere unilateralmente le sue decisioni, senza mostrare alcuna intenzione di tornare al tavolo della trattativa». Così il 9 maggio è stato confermato uno sciopero sindacale in tutto il Paese, per manifestare contro le drastiche decisioni aziendali, e sono previste ulteriori otto ore di sciopero da utilizzare nei punti vendita a livello territoriale. Nel frattempo, i sindacati hanno a disposizione 45 giorni dall’annuncio ufficiale degli esuberi per riavviare le trattative con i vertici di Auchan, interrotte poco prima di metà marzo, e in seguito 30 giorni tecnici per la convocazione del Ministero.

Nella struttura di via Carducci lunedì 4 maggio, ore 7.30-9.00, è stata convocata un’assemblea per i lavoratori, mentre il 6 maggio è stato fissato un ciclo di assemblee presso il supermercato di Curno. Alberto Citerio, segretario generale Fisascat Cisl di Bergamo, ha definito questo «un atteggiamento lesivo della dignità dei lavoratori».

La genesi della vicenda. Tuttavia, se Bergamo andrà incontro a 29 licenziamenti, una delle situazioni più a rischio è quella della Sicilia: la regione meridionale infatti conta ben sei punti vendita Auchan che danno lavoro a 1.137 dipendenti, 267 dei quali rischiano di perdere il lavoro da un momento all’altro (stessa situazione per 320 persone in Campania). In questo senso si capisce lo sfogo della segretaria della UILTuCS siciliana Marianna Flauto, che ha sottolineato come «se il mercato è drogato devono essere potenziati i controlli, non possono essere i lavoratori a farne le spese».

 

 

Tra il 2009 ed il 2013 il gruppo Auchan-Sma ha perso circa l’8 percento del fatturato, e soltanto in Italia nel 2014 si è registrata una perdita operativa pari a 100 milioni di euro. L’azienda francese, tramite questi licenziamenti, vorrebbe tagliare le spese di circa 50 milioni di euro l’anno, una misura atta a limitare una crisi dei supermercati che, nel nostro Paese, ha colpito anche Carrefour, Billa, Coop e Lombardini. Sindacati e vertici aziendali avevano iniziato nei mesi scorsi a trattare per cercare una soluzione comune al difficile periodo dell’azienda, dovuta alla saturazione del “mercato dei supermercati” e alla stagnazione dei consumi. Carrefour ad esempio ha scommesso, in alcuni punti di vendita delle grandi città italiane, di estendere l’orario di apertura, orientandosi verso un full time all’americana.

In Auchan però le trattative si sono interrotte bruscamente il 12 marzo quando i vertici aziendali avevano richiesto delle deroghe del contratto nazionale sul demansionamento, con la rinuncia alla quattordicesima per il sud Italia e il “congelamento” di un anno per alcune filiali al nord, la sospensione degli scatti di anzianità e alcuni tagli al contratto integrativo. La risposta negativa da parte dei sindacati ha portato a questo taglio netto del personale lavorativo della realtà francese. In seguito a fine marzo l’azienda ha applicato tagli unilaterali di circa 80-100 euro a lavoratore su salari e coperture per malattie ed infortuni sul lavoro. A Cesano Boscone, in provincia di Milano, verrà chiuso dopo 10 anni un centro commerciale Auchan (che nel 2014 ha accumulato 6 milioni di euro di perdite), causando il licenziamento di 180 persone. Nei prossimi giorni non sono esclusi ulteriori novità in merito alla vicenda.