L’ottimismo eccessivo
dei giovani italiani

Un recente sondaggio Eurofund sui giovani Europei che vivono con i genitori ha accertato che in gran parte del territorio europeo ragazzi e ragazze rimangono sempre più a lungo sotto l’ala protettrice di mamma e papà. Dal 2007 ad oggi la percentuale di giovani tra i 18 ed i 29 anni che risiede presso la famiglia d’origine è salita dal 44 a 48 punti. In Italia abita coi genitori il 79 percento della popolazione considerata: più 9 percento rispetto al 2007. Ma non siamo i primi in questa classifica, la cui testa è saldamente tenuta dalla Slovenia, con l’85 percento di giovani uomini che non lasciano le mura paterne ed una crescita del 22 percento rispetto a sette anni fa. In termini di incremento del dato, gli Stati più colpiti sono l’Ungheria, ferma al 76 percento in termini assoluti, ma con un incremento del 36 percento rispetto al 2007. La Polonia presenta un incremento del 15 percento rispetto al dato complessivo del 64 percento.

La principale motivazione dei numeri dell’Italia va ricercata in quelli della disoccupazione: salita ad inizio anno al 13 percento complessivo della popolazione fa registrare un incredibile 42,4 percento tra i giovani di età compresa tra i 15 ed i 24 anni.E se le speranze degli adulti in una inversione di rotta sono puntate sul Jobs Act annunciato da Renzi, quelle delle ragazze e dei ragazzi italiani non sanno dove guardare: la politica sta a zero.Il sondaggio Eurofund dimostra come in Italia meno di un under 30 su quattro (22 percento) ha preso parte a una qualsiasi iniziativa di tipo politico, fosse pure una manifestazione di piazza o una petizione online.

La media europea in questo settore è stabile al 27 percento, con ampie differenze tra Stato e Stato. I Paesi nordici sono quelli in cui i giovani si sentono maggiormente coinvolti nella vita politica, anche perché l’iscrizione a sindacati o soggetti politici offre interessanti servizi per l’impiego e il welfare. Così la Svezia vede più della metà dei  propri giovani attiva politicamente, seguita a ruota da Finlandia (42 percento) e Danimarca (39 percento), quest’ultima a pari merito con la Francia, forte di un ottimo sistema di welfare per chi si affaccia al mondo del lavoro. A conferma dello scarso interesse dei giovani italiani verso la politica ci sono anche i dati di un recente sondaggio della Fondazione Patrizio Paoletti. Avente a tema la speranza e la fiducia verso il futuro e condotto su mille soggetti di età compresa tra i 18 ed i 34 anni consente di verificare che il 73 percento degli intervistati dichiara di avere poca fiducia nelle istituzioni Ad averne molta sono solo tre su cento.
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Un dato in controtendenza. Nonostante l’evidente sfiducia verso l’amministrazione centrale e la politica in generale, i giovani italiani sono tuttavia quelli che più vogliono dire la loro alle urne. Lo dimostrano i numeri diffusi a seguito di un’indagine di Eurobarometro: il 71 percento dei giovani compresi tra i 18 ed i 24 anni ha votato almeno una volta. Confrontato con quelli degli altri Paesi d’Europa il dato è decisamente alto. Anzi, il più alto, perché la Grecia segue col 66 percento, la Francia col 64, la Spagna col 61, l’Olanda col 60, la Germania cl 53. La Gran Bretagna è ferma al 40 percento. Quello del voto è dunque un momento importante per i giovani del nostro Paese. Una conferma è fornita dai dati della partecipazione alle elezioni dello scorso anno, quando alle urne si recarono, secondo i dati Ipsos, l’80 percento dei giovani aventi diritto al voto. Solamente il 21 percento di questi ha scelto per la scheda bianca o per l’annullamento.

Senza lavoro e senza fiducia nelle istituzioni dunque, ma decisi a votare. Il fatto avrebbe tutta l’aria di un controsenso se non fosse certificato: gli under 35 italiani intervistati dalla già richiamata Fondazione Patrizio Paoletti non perdono né la speranza nel futuro né la fiducia in sé stessi. Il 73 percento di loro dichiara di essere dotato di tutte le qualità richieste per ricoprire determinati ruoli lavorativi e, nonostante la preoccupazione per l’incerto domani, più della metà di loro è convinta che il proprio futuro sarà roseo e ricco di soddisfazioni. Meno di due su dieci si dichiarano pessimisti e sopraffatti dai pensieri negativi.

A smorzare gli entusiasmi ci pensa un’indagine dell’Ocse, dalla quale emerge invece come i giovani italiani, al di là dell’immagine che essi hanno di sé, siano tra i più incompetenti d’Europa e non solamente in matematica – materia in cui sono al di sotto della media calcolata su altri 65 Paesi industrializzati – ma anche nella capacità di decifrare un testo scritto: competenza minima, secondo l’Ocse, per avere opportunità significative nell’ambito lavorativo e sociale. Il quadro generale degli under 30 italiani è quindi quello di una generazione con scarse prospettive economiche, con poca fiducia nella politica, ma intenzionata a cambiare le cose e piena di ottimismo nei propri mezzi. Non sarà eccessivo, questo ottimismo? I fatti dicono che l’incontro col mondo del lavoro viene spostato sempre più in là nel tempo e che il rischio di imbattersi in una realtà ben lontana da quella immaginata si fa ogni giorno più consistente.

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