Bergamo, 30 settembre ore 21
il centro è già andato in letargo

Ore 21 di martedì 30 settembre, Sentierone di Bergamo centro – il salotto buono della città. L’aria è ancora mite, anche la foschia autunnale ha già abbassato la sua serranda com’è solita fare in questa parte dell’anno, al passaggio di stagione che forse è il più malinconico dell’anno. S’intravede uno spicchio di luna. C’è anche qualche goccia di pioggia che quasi non arriva nemmeno a bagnare terra. Decidiamo di fare un giro in centro, cuore pulsante della vita commerciale della città. Solo di giorno però, perché quando i negozi chiudono e i lavoratori d’ufficio tornano a casa, tutto tace.

Lo scenario che ci si para davanti quando arriviamo in piazza Vittorio Veneto è, in una parola, desolante. Serrande abbassate, bar chiusi, in giro solo poche persone che vanno a spasso con il loro cane. Ci si avvicina un ragazzo sulla ventina un po’ trasandato; è magro e malvestito, e i suoi riccioli biondo scuro sono tenuti a bada da un cerchietto. Ci chiede se possiamo aiutarlo con qualche spicciolo o offrirgli qualcosa al bar. È un bel problema, e non tanto perché di spiccioli in tasca non ne abbiamo, quanto perché tutti i bar della zona sono già chiusi. Persino i ragazzi che si esercitano con lo skateboard in piazza Dante sembrano aver già intrapreso la via di casa. Magari il biondino è uno di loro, e non trovando i suoi amici in piazza se ne va in giro con lo sguardo un po’ sconsolato.

Arriviamo al Balzer, è chiuso. Ci spostiamo di pochi metri, al Caffè Nazionale: serrande semiabbassate e personale che spazza il pavimento. Improvvisamente, i grandi vasi illuminati di verde si spengono. Solo due anziani accompagnati da una donna di colore, forse la persona che li assiste e tiene loro compagnia, prendono alcune sedie impilate e si siedono a ricordare i tempi andati, constatando con amarezza quanto sia improbabile riuscire a prendere un caffè dopo le 8 di sera. «Avremmo dovuto portarci la moka da casa», ironizza uno dei due. Non demordiamo, così attraversiamo la strada e proviamo con il Caffè del Colleoni. La voglia ce la dobbiamo tenere, perché anche lui ha già chiuso. Sono le 21.30.

Palazzo Frizzoni è illuminato poco e male, così come quasi tutti gli altri palazzi del centro storico. Per riuscire a bere un caffè dobbiamo arrivare fino alla gelateria Twice & Ice di via XX Settembre. Il titolare ci dice che sta per chiudere, ma poi nel locale entrano un paio di clienti oltre a noi. «La sera dopo le 19.30 da settembre a maggio qui è sempre così, riuscire a fare un incasso di 50 euro è un’utopia», ci confida il titolare. Solo in piazza della Libertà qualcuno è ordinatamente seduto al Bobino. Qualcuno movimenta piazza Pontida, anche se di poco, nell’ultimo bar aperto che sta portando fuori la spazzatura in vista dell’imminente chiusura. Tre donne di mezza età cenano all’aperto all’Hamburgeria di Eataly in via s. Orsola.

È una città triste, che quasi mette il magone, quella che osserviamo in questa mite sera di inizio autunno. Anche le poche persone che passeggiano sembrano avere uno sguardo rassegnato. La movida, i negozi aperti, l’allegria diffusa di qualche giorno fa sono già un ricordo. Le vetrine con le loro nuove collezioni invernali e i manichini ammiccanti agghindati con cappotti e sciarpe non vengono nemmeno prese in considerazione. Nessuno si sofferma a guardare un paio di scarpe e a fantasticare su come possano stare ai loro piedi. Nessuno sogna di fronte ai gioielli luccicanti. Niente di niente. Poche coppiette passeggiano abbracciate immerse in un silenzio irreale. Le strade sono deserte, le finestre chiuse, le luci spente. Un letargo, quello del centro storico di Bergamo, che da ottobre a maggio sembra quello di una città abbandonata.