Il bullismo dei genitori sui prof
«Mio figlio scorretto? Si vergogni»

Marco Braico presenta il suo ultimo libro alla Fiera dei Librai, martedì scorso. Un romanzo ambientato in un liceo scientifico di Torino, protagonista il professore di Matematica e Fisica. E a un certo punto lo scrittore dice: «Vedete, la scuola ha tanti problemi, certamente. Ma il più serio di tutti sapete qual è?». Sguardi del pubblico in attesa della sentenza, poi la risposta: «I genitori». Bum. I genitori? Perché difendono sistematicamente i figli, a spada tratta. Perché spesso non riconoscono l’esperienza dei docenti, la loro professionalità. Li criticano senza problemi. Perché sovente a casa non ci sono, di solito lavorano. Perché quindi lasciano soli i figli. E allora si sentono in colpa. E quindi… Perché si sentono dei padreterni in quanto hanno in tasca uno straccio di diploma o di laurea. E magari c’hanno il Suv e un discreto conto in banca. Perché non reggono le frustrazioni dei figli e un brutto voto o, peggio, una bocciatura, diventano un affronto a loro stessi. Ora racconteremo solo alcuni episodi, un rosario di assurdità.

Li raccontiamo così, un po’ a caso, senza i nomi dei protagonisti per non guastare situazioni già molto delicate. I nomi non contano, contano i fatti. Per questo trasgrediamo a una buona norma del fare cronaca. Niente nomi e cognomi, ma raccontiamo comunque, per dare una piccola idea della condizione dell’educazione nella nostra città (gli esempi potrebbero esserne centinaia, se ne potrebbe riempire un librone).

 

 

Primo episodio. Racconta un’insegnante bergamasca delle superiori, trent’anni di esperienza. «Un giorno viene da me un genitore, era il ricevimento del pomeriggio. Io avevo da lamentarmi per una serie di cose, decidemmo di chiamare anche la ragazza. La ragazza arrivò e il padre la prese in braccio, sulla seggiola (lei aveva sedici anni). Io feci presente i suoi comportamenti non propriamente perfetti, e lo scarso rendimento nella mia materia. Mi ascoltarono, dissero qualcosa e se ne andarono. Il giorno dopo venni chiamata in presidenza. Ero sbigottita: c’era lì quel genitore che pretendeva le mie scuse perché avevo attentato all’autostima di sua figlia facendo presente le carenze in sua presenza!». Genitori controllori, genitori psicologi, genitori professori. Genitori latitanti.

Secondo episodio. «Ho accompagnato più volte i ragazzi in viaggi di istruzione all’estero. Magagne e imprevisti sono all’ordine del giorno. Una volta dei ragazzi uscirono di notte a nostra insaputa; dovemmo prendere dei provvedimenti, decidemmo per cinque giorni di sospensione. I genitori protestarono, mi dissero: “Scusi, ma lei non è mai stata giovane?”. Una volta un ragazzo venne beccato con un po’ di hashish in valigia. I genitori insistettero perché si dicesse che qualcuno glielo aveva messo in valigia a sua insaputa. Naturalmente non era vero». Disastro educativo. Genitori alleati dei ragazzi, patto educativo distrutto.

 

 

Terzo episodio. Docente del liceo scientifico Lussana: «Il ricevimento dei familiari è diventato un problema. La prenotazione viene fatta online. Ma quando si aprono le possibilità di prenotare si scatenano i genitori assatanati che in pratica prenotano tutto, non lasciando più posti per quelli più tranquilli. L’ansia di controllo è devastante, ma talvolta non si capisce se vogliono controllare i propri ragazzi o i loro insegnanti». Dice una preside di una scuola superiore di Bergamo.

«Il rapporto con i genitori non è facile. Non in tutti i casi, sia chiaro. Esistono genitori di gran buon senso che per la scuola sono davvero una risorsa. Ma tanti altri sono un problema. Purtroppo devo dire che a me è capitato più volte di venire minacciata a causa di una bocciatura. Qualcuno è arrivato a dirmi persino di stare attenta a dove parcheggiavo l’automobile. Si rende conto? Qualcuno che mi dice che mi devo vergognare. Alcuni genitori davanti alla bocciatura del figlio, perdono la trebisonda. Non reggono la frustrazione, vanno fuori di testa. A volte ci sono problemi tra ragazzi che portano a decisioni come sospensioni o note sul registro. Ma succede che certi genitori non si accontentino, chiedono il numero di telefono del padre o magari l’indirizzo perché vogliono “farsi giustizia da sé”. Ma ci rendiamo conto?».

Quarto episodio. Maestra elementare, roba di pochi giorni fa: «Un bambino di una classe, di una seconda non mia, era sulle scale con la mamma, piangeva. Allora mi sono avvicinata…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 10 maggio. In versione digitale, qui.