Bergamo, non ci son più i giovani
(ma i candidati non dicono nulla)

Foto in copertina di Matteo Zorzi (su Instagram @mzframe)

 

Se ne parla ben poco, a tutti i livelli: politico, culturale, sociale, economico. Ma il vero problema della nostra città (e di tutto il nostro Paese) è il venire meno dei giovani. Rispetto a trent’anni fa, il numero dei giovani nella nostra città si è quasi dimezzato! Questo comporta – e soprattutto comporterà – problemi enormi. Motivo? Il tasso di natalità è sceso in fondo alla classifica europea: siamo a 1,32 figli per donna. Per tenere in equilibrio la popolazione, il numero dovrebbe essere di 2,1 figli per donna. Per alcuni anni, la mancanza di figli è stata almeno in parte compensata dall’arrivo di cittadini stranieri, ma ora le cose sono cambiate: gli arrivi sono diminuiti, e poi anche gli stranieri hanno cominciato a mettere al mondo pochi figli, imitandoci. In più, numerose famiglie sono tornate al loro Paese o sono emigrate in altri Paesi d’Europa perché sono state espulse dal ciclo produttivo della nostra cara Penisola, anche dalla Bergamasca, con l’onda lunga della crisi del 2008-2009. E non basta. Non soltanto mettiamo al mondo pochi figli, ma tanti nostri giovani non trovano un’occupazione dignitosa in Italia e nemmeno in Bergamasca dove trovano un buon lavoro soprattutto gli ingegneri, ma per gli altri è vita grama. E tanti decidono di emigrare. Pensate che nel corso del 2018, soltanto nella città di Bergamo, sono circa cinquecento le persone che sono emigrate per lavoro all’estero. Quasi tutti giovani.

 

 

Ma di questo problema drammatico nessuno parla. I cittadini si preoccupano soprattutto di “sicurezza”. E i politici cercano di accontentarli con poliziotti, telecamere, leggi sempre più stringenti. Eppure i reati sono diminuiti. Ma la paura è aumentata. Perché? Perché stiamo diventando sempre più vecchi e quindi deboli, fragili. E quindi preoccupati di tutto, e paurosi. Anche l’insicurezza è legata alla mancanza di giovani, all’invecchiamento della popolazione. Non è questione di telecamere e di poliziotti. E nemmeno di neri che chiedono l’elemosina o vendono ombrelli agli angoli delle strade. Crollo del numero di giovani vuol dire sapere che in una manciata di anni non ci saranno medici sufficienti, che non ci saranno operai, che non ci saranno muratori, che non ci saranno ingegneri. Che non ci saranno contribuenti per tenere in piedi l’Inps e tutto lo stato sociale per le tantissime persone anziane. Una tragedia. E nessuno ne parla. Telecamere, poliziotti, sicurezza. E intanto andiamo a fondo. Crollo delle nascite, crollo dei matrimoni. Rapporti fluidi, che facilmente si spezzano. Rapporti che non sono generosi, che non sono generatori. Avete notato che la radice di “generoso” è la stessa di “generatore” (viene da lontano, viene addirittura dal Sanscrito “g’an ati” che stava per “generare, partorire, produrre”)? E che è la stessa di “gene” e di “gente”? È il fondamento della vita e della società. Se manca quel “gen”, la società intera va a farsi benedire.

E guardiamo i dati bergamaschi di questo scempio del vivere insieme, del vivere sociale. Nel 1994 vivevano nella nostra città 49.274 persone con meno di 35 anni. Oggi sono 37 mila. In diminuzione costante. Un altro elemento interessante: i bambini fra zero e quattro anni (compresi) a Bergamo sono 4.544, ovvero il 3,8 per cento della popolazione. E sapete quanti sono i cittadini tra i cinquanta e i cinquantaquattro anni? Ben 9.823. Nonostante che i decessi sui…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 25 aprile. In versione digitale, qui.

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