Rfi non ha fatto manutenzione
e adesso i disagi li paghiamo noi

Non si può trattare così la gente. Non si possono trattare così nemmeno le istituzioni locali. Perché i parametri relativi alla stabilità del ponte che hanno condotto alla chiusura nessuno li ha visti? Dove sono? Chi li custodisce? Ma i “misteri” non finiscono qua. Come è possibile che addirittura il presidente della Regione, Attilio Fontana, sia stato informato della decisione solamente un’ora prima che essa scattasse? Ci sono troppi lati oscuri in questa vicenda, che fanno pensare, da un lato, a un “effetto Genova”, ma dall’altro anche a una scarsa preparazione e un’assenza di rispetto nei confronti degli utenti, della gente. Come è possibile che una società che ha in gestione la tratta ferroviaria e quindi il ponte di San Michele da decenni, ben sapendo della sua fragilità (i treni transitano a dieci chilometri orari), si accorga improvvisamente che il ponte stesso è diventato inagibile? Quando – oltre tutto – cinque mesi fa – era l’11 aprile – venne chiuso per una notte, effettuate le verifiche, e al mattino venne emessa la “sentenza”: il ponte è agibile, falso allarme. Così, da sabato 15 settembre, 50 mila persone sono rimaste a piedi. Sono costrette a un’odissea per raggiungere i posti di studio o di lavoro. Se le cose fossero state programmate razionalmente, i disagi non si sarebbero evitati, ma, di certo, sarebbero stati più contenuti. Ora Rfi ha deciso, bene: alla politica il compito di occuparsi dei disagi e dei danni per i viaggiatori e, in particolare, per i pendolari.

 

 

Fulmine a ciel sereno. La notizia è giunta improvvisamente la sera di venerdì 14 settembre. Il comunicato di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana) recitava: «Dalle 22 di questa sera è stato chiuso alla circolazione ferroviaria e stradale il ponte San Michele sull’Adda, a Paderno d’Adda». Sempre il comunicato spiegava che il provvedimento si era reso necessario «a causa di urgenti e improcrastinabili interventi di manutenzione straordinaria, decisi dopo aver ricevuto nella giornata odierna i risultati dell’aggiornamento delle verifiche strutturali effettuate periodicamente sull’opera». Ma in che cosa consistono questi risultati? È possibile che il peggioramento si sia verificato così d’improvviso? Che cosa dicevano i risultati di un mese fa? Per la verità, erano già previsti due anni di lavori, erano già stati stanziati ad agosto del 2017 ventuno milioni di euro di cui un milione e mezzo provenienti dalla Regione. Si parlava di “restyling”, la cui conclusione era prevista entro il 2020, poi, invece, la corsa alla chiusura immediata. Sindaci e Prefetture avvisate un’ora prima. Pendolari sgomenti e imbufaliti all’idea di perdere almeno un’ora in più sui mezzi ogni mattina. Ma non basta. Come è possibile che tutti abbiano detto e ripetuto che i lavori di riqualificazione del ponte erano comunque previsti dal prossimo 15 ottobre mentre mercoledì l’assessore regionale ai Trasporti Claudia Terzi ha dichiarato: «Non so chi abbia detto che i lavori sul ponte San Michele sarebbero iniziati il 15 ottobre, ma non c’è cosa più falsa in assoluto. Non c’era un piano di emergenza perché i lavori non sarebbero iniziati il 15 ottobre, ma, forse, a giugno 2019, se tutto andava come doveva andare».

Quei parametri fuori norma. Uno dei primi a divulgare la notizia della chiusura del ponte è stato Massimo Cocchi, l’assessore ai Lavori Pubblici di Calusco d’Adda, con un post sul suo profilo Facebook in cui spiegava: «Il Ponte tra Calusco e Paderno è costantemente monitorato da apparecchiature che garantiscono in tempo reale la verifica dei parametri di stabilità. Alcuni di detti parametri sono stati rilevati fuori norma». I lavori prevedono, innanzitutto, la demolizione dell’attuale pavimentazione stradale, con la sostituzione dei giunti di dilatazione. Per il ponte ferroviario verranno interamente sostituiti i componenti metallici. Sei mesi fa, l’onorevole Gian Mario Fragomeli, deputato lecchese del Pd, annunciava che già entro la fine di quest’estate sarebbero stati assegnati i lavori di pulizia, recupero e consolidamento del ponte, con l’avvio previsto per ottobre (!). Si parlava già di due anni di lavori. Ma non era prevista alcuna chiusura. «Trattandosi di un ponte molto importante per la nostra viabilità, siamo consapevoli che questo non potrà essere chiuso durante i lavori» assicurava Cocchi. Quindi lavori notturni, al massimo una chiusura di qualche giorno per consentire l’asfaltatura, ma nulla di più. Con percorsi alternativi già individuati e disagi ridotti al minimo. Non certo il caos vorticante di questa settimana. «La chiusura che è stata disposta in via d’urgenza venerdì notte non è legata ai lavori che si sarebbero dovuti svolgere sul ponte. Il programma lavori, comunicato ufficialmente da Rfi, prevedeva due fasi, tutte eseguite a ponte aperto e fruibile» ribadisce l’assessore di Calusco Cocchi. E allora perché adesso tutta questa fretta? Da parte sua, Rfi non ha…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo alle pagine 4 e 5 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 27 settembre. In versione digitale, qui.

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