Stiamo uccidendo il Serio

Lo scorso 25 luglio sono usciti i risultati di uno studio intitolato Fa caldo sul Serio, svolto in collaborazione tra il Politecnico di Milano e l’Università Bicocca. Lo studio mette in relazione temperature dell’aria e portate con la temperatura dell’acqua di un fiume tipicamente montano come il Serio. I risultati, proiettati secondo modelli statistici fino all’anno 2100, evidenziano l’impatto dei cambiamenti climatici sul fiume e sulla fauna ittica. In particolare, si osserva che in determinati periodi dell’anno l’acqua supera la soglia critica di 15 gradi: ciò metterebbe a repentaglio la vita di molti salmonidi, tra cui le trote.

L’ittiologo Michele Mutti, che collabora con l’Associazione Pescatori Bergamo (convenzionata Fipsas), dice che il problema è molto complesso poiché a dinamiche su scala locale si sovrappongono cambiamenti a livello globale che sono sotto gli occhi di tutti: «Al momento non abbiamo dati certi sulle morie di pesci causate dall’aumento della temperatura se non in condizioni particolari, come quella del tratto di alta pianura, in cui il fiume Serio, a causa delle pesanti captazioni di monte e della particolare permeabilità del terreno, tende ad andare in secca per lunghi periodi dell’anno. Lo studio ci fornisce uno scenario ed è bene che ci diamo da fare per prevenire o limitare il problema. Casomai si può discutere del fatto che l’aumento di temperatura del fiume sia dovuto alla mancanza d’acqua. Anche vent’anni fa, quando non si parlava ancora di surriscaldamento globale, si verificavano situazioni critiche. Con la legge sul deflusso minimo vitale, che determina la quantità minima di acqua in grado di garantire la “sopravvivenza” dell’ecosistema fluviale, le cose sono migliorate e il fiume in alcuni tratti è letteralmente rinato».

 

 

«Le eventuali morie – prosegue Mutti – sono legate soprattutto a puntiformi fenomeni di inquinamento che si verificano in condizioni di portate modificate. Il pesce è solo la punta dell’iceberg: esistono decine di altre forme di vita tra alghe, diatomee e macroinvertebrati, molto più sensibili alle variazioni di temperatura e all’aumento delle concentrazioni di inquinanti. Anche in questo caso si tende a banalizzare: la scomparsa dei pesci potrebbe essere determinata, ancor prima che da cambiamenti climatici a lungo termine, da alterazioni profonde della rete alimentare del fiume, nella quale macroinvertebrati, alghe, diatomee, ecc., rivestono un ruolo importantissimo. Senza arrivare a proiezioni troppo in là negli anni, esistono tuttora problemi molto gravi: scarichi, malfunzionamenti e sottodimensionamento degli impianti di depurazione, consumi poco razionali, se non addirittura sprechi, delle risorse idriche, tanti fattori che potrebbero essere limitati se tutti i portatori d’interesse si ponessero in una condizione di…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 51 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 14 febbraio. In versione digitale, qui.

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