Ponte, polemica sulla case popolari
«Sono topaie». La Giunta risponde

Il fabbisogno di case popolari a Ponte San Pietro è in aumento. Secondo un recente rapporto curato dall’Osservatorio regionale sulla condizione abitativa, le case pubbliche in paese sono 156, di cui 94 di proprietà comunale e 62 Aler. Molti di questi palazzi, però, hanno alle spalle oltre mezzo secolo di storia e i cittadini chiedono a gran voce rapidi interventi di riqualificazione. In particolare, c’è chi si lamenta degli impianti ormai vetusti, dell’umidità che si infiltra tra i vecchi muri, dei sottoscala impolverati. Qualcuno dice di aver visto, tra le cantine stipate di immondizia, il muso affilato di qualche sgradito roditore.

 

[Le case popolari alla Tassera, vicino alla Passerella]

 

«La manutenzione del patrimonio immobiliare è insufficiente e alcuni palazzi comunali sono a rischio di demolizione – conferma Michele Facheris della lista “Tu per Ponte”, che traccia uno scenario molto negativo dell’attuale situazione del centro di Ponte –. La sistemazione delle case comunali è una priorità anche per i residenti che chiedono gran voce un intervento celere per sanare alcune situazioni di degrado. Il viandante che per caso si trova ad attraversare il nostro paese, dapprima lo trova accattivante, con le sue case abbarbicate sulle sponde del fiume, ma già nel volger di poche ore si accorge che è vecchio, disadorno, spento e decadente. E sporco. I poveri aumentano, ma le case popolari giacciono in uno stato di fatiscenza indegna per un paese che ha conosciuto lo sviluppo già negli anni ’50 del secolo scorso». Secondo la consigliera Rosalba Cattaneo di “Ponte al Futuro”, la giunta Zirafa dovrebbe dirottare gli investimenti dallo sport all’edilizia pubblica: «Con la disponibilità nelle casse comunali, vorremmo un’amministrazione attenta alle necessità del paese per dodici mesi l’anno, nel vero spirito del Natale, che non cede al mero consumismo ma sa investire con progetti di medio-lungo termine per favorire lo sviluppo del paese. Occorre secondo noi riconoscere i disagi economico-sociali e intervenire in modo appropriato. Pensiamo, in particolare alle famiglie in stato di necessità, agli alloggi comunali non a norma, alle situazioni di esclusione sociale e alla solitudine di anziani e persone diversamente abili».

Ma la giunta Zirafa si difende: «L’edificio non utilizzato, poiché da ristrutturare, in via Roma è stato donato all’amministrazione Reduzzi nel 2000. Il centrosinistra che per tanti anni ha governato il nostro paese ha ricevuto un edificio bruciato e inutilizzabile senza minimamente preoccuparsi di quanto riceveva né pensando al suo futuro. In tempi ben diversi, quando l’edilizia ancora tirava, hanno ricevuto la donazione senza mai pensare a un progetto di ristrutturazione né si sono mai…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 29 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 6 dicembre. In versione digitale, qui.

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