A4, lo svincolo di Bergamo
Immagini di un’ordinaria follia

L’autostrada A4 rappresenta un’arteria fondamentale per la viabilità bergamasca. Ogni giorno, però, centinaia di automobilisti entrano ed escono da Bergamo attraverso uno degli svincoli autostradali più pericolosi. Giovedì 26 novembre, prendendo atto delle sempre più frequenti lamentele e critiche, il sindaco Giorgio Gori e il presidente della Provincia di Bergamo, Matteo Rossi, hanno preso carta e penna e scritto una lettera, indirizzata ad Autostrade per l’Italia e al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, richiedendo un incontro per discutere della riqualificazione dello svincolo autostradale di Bergamo. Nella missiva si sottolinea come, «con il passare del tempo e l’aumentare dei flussi dei traffico», lo svincolo si sia dimostrato inadeguato e pericoloso (QUI, grazie a L’Eco di Bergamo, potete leggere l’intera lettera).

Poiché il tema è tornato di attualità, vi riproponiamo l’articolo che avevamo scritto noi di BergamoPost sulla questione. Un vero e proprio viaggio “a ostacoli” quello che devono affrontare gli automobilisti che entrano in città dalla porta della A4, tra rotonde pericolose, segnaletica rivedibile, degrado e incuria. 

L’ingresso in città dal casello autostradale è una sorta biglietto da visita. Lo sguardo di chi arriva a Bergamo, a distanza di chilometri, viene attirato dagli edifici antichi arroccati sui colli. È qualcosa di singolare e (forse) unico: se consideriamo la direttrice Trieste-Torino, si può dire che nessuna città italiana si presenta in questo modo. Il tratto che ci interessa, quello che collega Milano a Brescia, fu costruito tra il 1927 e il 1931. Leggende metropolitane dicono che i lavori furono celeri per “risarcire” la città dal torto del 1878, quando era stata creata una strada che da Milano, passando da Treviglio e Rovato in direzione Venezia, penalizzava Bergamo.

Poco prima di uscire dall’autostrada, ad accogliere gli automobilisti c’è la Torre dei Venti: esagonale, 35 metri di altezza, 6 grandi pannelli decorativi. Fu realizzata nel 1940 dallo scultore Leone Lodi su disegno dell’architetto bergamasco Alziro Bergonzo. Opera senza dubbio di importanza, tenendo conto che nel 2010 il Ministero per i Beni e le attività culturali ne ha certificato l’interesse storico ed artistico.

Il casello, però, incombe e si deve fare attenzione a non incrociarsi (pericolosamente) con quelli che vengono da Milano o da Brescia, tra chi paga con Telepass e Viacard e chi sceglie i contanti.

Sulla sinistra, una torre pubblicitaria comunica orario e temperatura della città. La struttura ha più di 30 anni, quasi la metà passati tra aule di tribunale e consigli comunali: l’allora giunta Veneziani l’aveva indicata non in linea con l’impiantistica pubblicitaria. La questione è ancora oggi irrisolta; nel frattempo resta lì, a metà tra lo sguardo dell’automobilista e l’orizzonte romantico di Città Alta.

Pagato il  pedaggio, ci si immette in un imbuto che incanala le auto nel rondò. Le polemiche su quest’opera sono vecchie come la sua costruzione, che si colloca a cavallo degli anni Ottanta-Novanta. Su questa rotonda confluiscono tutte le arterie cittadine: l’autostrada, la direttrice per il centro città, la circonvallazione per le valli, la provinciale per Lecco-Como e la bretella che porta verso Brescia, aeroporto di Orio e Cremona. Tutto (troppo?) passa da lì. Uno svincolo caotico ma soprattutto pericoloso visto l’intrecciarsi di traiettorie dei diversi veicoli di passaggio. Quali le soluzioni? Di certo non dipendono solo dalla città di Bergamo, ma anche dalla volontà di altri Enti e Società che, non convivendoci quotidianamente, pare abbiano al momento altre priorità.

Negli anni Ottanta qualcuno aveva proposto di sviluppare in altezza lo svincolo, ma evidentemente la paura degli impatti sul profilo di Città Alta e il “peso” del traffico all’epoca delle valutazioni (molto inferiore rispetto a quello odierno) avevano fatto propendere per questa soluzione.

La gestione del verde all’interno del rondò è inesistente. L’area è completamente abbandonata a se stessa: alberi, rovi e cespugli cresciuti senza controllo, che a volte invadono la carreggiata. Mentre il verde si prende i suoi spazi, tutto attorno pilastri di cemento: spazi creati quasi ad hoc per i graffittari.

Se dopo la rotonda ci si deve dirigere verso il centro città, le indicazioni non aiutano, confuse come sono tra cartelli di centri commerciali, strutture sportive, luoghi di interesse storico, posti di polizia, strutture sanitarie e zone industriali. E un muro di variopinto di cartelloni pubblicitari.

Comunque, procediamo. Per il centro cittadino si deve svoltare alla terza uscita e imboccare via Autostrada. Facendo attenzione al limite di 50 chilometri orari e, soprattutto, a non fare incidenti. Lo sguardo arriva fino a Città Alta, ma il panorama non è da cartolina: eccezion fatta per la zona verde di una concessionaria e per il giardino di un’azienda, la visuale dalla parte sinistra, quella della zona artigianale di via Spino, è ostruita da sterpaglie e rovi. Oltre si intravedono soltanto dichiarazioni d’amore sui muri dei capannoni. E il guardrail che divide chi entra in città da chi se la lascia alle spalle è un puzzle di lamiere. Tutto è il risultato di interventi a macchia di leopardo, accumulatisi negli anni.

Un po’ più avanti, sulla sinistra, compare quello che le cronache recenti hanno definito “il muro di via Autostrada”: un albergo che a causa della sua imponenza va a danneggiare – dicono – la visuale dello skyline di Città Alta. Polemiche e ricorsi hanno accompagnato le giunte Bruni e Tentorio nell’approvazione e poi nella costruzione di questo complesso che ospita, tra gli altri, un supermercato Coop e un ristorante. Le proteste hanno ottenuto soltanto la riduzione delle volumetrie del complesso immobiliare.

L’accesso alla struttura è garantito da una rotonda (costruita nel 2011), nata per liberare dal traffico la parallela via San Bernardino e che in direzione opposta avrebbe dovuto permettere di raggiungere via Zanica mediante una nuova strada (mai realizzata). Tante le “memorie” degli incidenti contro i cartelli delle indicazioni stradali.

Se si prosegue, si arriva al semaforo di via Autostrada. Quello che delimita la viabilità urbana si trova poco più avanti. Sulla sinistra alcuni alberelli nascondono quartiere Carnovali, mentre sulla destra compare qualche fazzoletto di terra coltivato.

Città Alta è sempre lì, davanti a noi; a destra e a sinistra cartelloni e insegne luminose rivestono i palazzi. All’ingresso del parcheggio dell’albergo che troviamo sulla nostra destra, subito dopo il semaforo, facciamo in tempo a notare un ceppo di mussoliniana memoria, abbandonato alle incurie del tempo (ma a quale evento si riferisce è un mistero).

In un serpentone di auto si raggiunge il ponte della ferrovia. La struttura ha subito alcune modifiche dopo la creazione di via Simoncini: adesso gli archi sono due, uno destinato a chi si deve muovere verso la via Briantea o la zona del vecchio ospedale, l’altro per chi deve raggiungere il centro città o Città Alta. Le indicazioni non sono totalmente funzionali e leggibili: alcune sono visibili solo dopo essersi incanalati, altre – quelle nel varco di destra –sono disposte parallelamente al muro. Su di esso un nuovo collage di cartelloni pubblicitari.

Al semaforo giriamo a destra, lungo il viale che ci porta alla stazione. Il centro è vicino. Che fatica.

Una risposta a “A4, lo svincolo di Bergamo
Immagini di un’ordinaria follia”

  1. gioli

    Per chi utilizza l’uscita di Bergamo è da anni che vede l’inadeguatezza dello svincolo ma solo ora se ne accorgono i nostri amministratori? Vergogna!

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.