Pubblico impiego, la grande fuga
Più di mille solo per quota 100

Sono stati oltre mille negli ultimi anni, altrettanti potrebbero lasciare quest’anno solo per “quota 100”. Quella del dipendente pubblico, anche a Bergamo, sembra proprio una razza in via di estinzione: dal 2007 a oggi circa un migliaio di lavoratori di Comuni, enti statali, ospedali hanno lasciato o lasceranno il posto di lavoro, con grande disagio per la collettività. E i “rimpiazzi” non sono così sicuri, visto che da una recente indagine del Forum per la Pubblica Amministrazione, gli under 30 sono solo il 2,8% del totale, la metà di loro è nelle forze armate e, tra quelli negli uffici, i giovani costituiscono anche il 64,4% del personale precario delle amministrazioni pubbliche. A lanciare l’allarme la Cisl provinciale in un comunicato stampa.

Età media alta. L’età media degli addetti in provincia di Bergamo è 54 anni, e la classe d’età più rappresentata dopo quella 50-54, è quella immediatamente successiva, ovvero 55-59 anni, sia per le donne che per gli uomini. E la carenza di personale – già in atto e che si acuirà in futuro – fa sì che nella sanità orobica lavorino operatori con centinaia di ore di straordinario non recuperabile sulle spalle; specialisti al lavoro ininterrottamente per 28 ore; centinaia di migliaia di ore di arretrati accumulati in ogni azienda ospedaliera, aziende che non riescono da tempo a far diga contro il continuo diminuire del personale, l’aumento delle richieste e la scarsità delle risorse.

 

 

Poche risorse in manovra. «Le risorse in manovra di Bilancio – nota il leader Cisl Fp, Maurizio Petriccioli – sono inadeguate rispetto alla professionalità delle persone che ogni giorno erogano servizi fondamentali a cittadini e imprese. Mentre aumentano le promesse occupazionali, si svuotano gli uffici, le corsie degli ospedali e le strade in cui gli operatori della sicurezza mettono a rischio ogni giorno la vita. Ribadiamo la richiesta di avere maggiori risorse per reagire alla grave emorragia di uscite dal lavoro che si aggraverà con quota 100, realizzando uno straordinario piano di assunzioni che passi dalla stabilizzazione degli oltre 450mila lavoratori precari, l’utilizzo delle graduatorie in essere degli idonei di concorsi pubblici, raggiungendo quell’obiettivo di 500mila persone da inserire nella P.A. che lo stesso ministro della Funzione Pubblica aveva promesso».

Bergamo non sorride. E a Bergamo, come si è visto, la situazione non è più rosea: «dal 2007 al 2018, il numero dei dipendenti pubblici (scuola esclusa) della Lombardia è sceso di 17.568 unità – dice Angelo Murabito, segretario generale di Cisl Fp provinciale. Nella nostra provincia si è passati dai già insufficienti 14.551 agli attuali 13.400, e neanche lo sblocco del turn over potrà compensare le perdite».

C’è anche Opzione Donna. Più di 1.500, inoltre, hanno i requisiti per poter “approfittare” degli scivoli di quota 100 e Opzione Donna: «in questa situazione, lavoratori pubblici sono demotivati, in sottorganico, con bassi salari, non valorizzati, senza essere formati adeguatamente, con impossibilità di fare carriera. Inoltre essendo la prima linea della Pubblica Amministrazione subiscono la rabbia dei cittadini dovuta dalla inefficienza pubblica. L’unico freno, per uscire con quota 100, riguarda l’impossibilità di riscuotere subito il Tfs (la liquidazione degli statali), in quanto la promessa fatta dal ministro sull’anticipo non è stata mantenuta e maturando il diritto ai sensi della legge Fornero  chi aderisce a quota 100 rischia di vedere la sua liquidazione dopo 6 anni dall’uscita».

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