Quello che ha detto l’Europa
sulla polenta e osei (ahinoi)

Se prima era solamente difficile trovarlo, ora gustarsi un piatto di polenta e osei sarà praticamente impossibile, almeno nei ristoranti. L’Italia ha infatti recepito, a fine agosto, una modifica alla direttiva europea “Uccelli”, andando a cambiare l’articolo 21 della legge 157 del 1992, quella che regola la caccia nel nostro Paese. Con questa modifica è stata vietata anche l’importazione di molte specie di uccelli dall’estero, bloccando in questo modo ogni possibilità di rifornimento per i ristoratori, che dovranno ufficialmente depennare per sempre dai loro menu la polenta e osei. Pena delle multe salatissime. La notizia è però venuta alla ribalta solamente negli ultimi giorni, da quando la norma è diventata pienamente efficace. Non c’è voluto molto perché la popolazione veneta, bresciana e bergamasca, che vedono questo ricco piatto nella loro storica tradizione culinaria, andassero su tutte le furie.

Un piatto ricercatissimo, dal ’92. La vera “guerra” alla polenta e osei, come l’hanno definita alcuni, ha radici oramai ventennali. Con l’emanazione della legge 157 sulla caccia nel 1992, infatti, gli uccelli sono diventati merce rara. La legge recepisce la Direttiva europea “Uccelli”, che rappresenta il riferimento comunitario per la conservazione degli uccelli selvatici e regola gli usi consentiti ai loro danni, tra cui la caccia. Questa normativa, dunque, ha anzitutto l’obiettivo di stabilire le norme per la protezione degli animali selvatici e, di conseguenza, fissa le regole generali per lo svolgimento dell’esercizio venatorio. Tra gli aspetti principali della legge c’è la cosiddetta «programmazione della caccia», che prevede che le Regioni, attraverso i Piani Faunistici Venatori, programmino le attività di conservazione della fauna locale. Ma c’è anche la revisione dei mezzi e delle modalità di caccia agli uccelli: niente trappole come “sep” o “archetti”, ma semplicemente arco, falco o fucile (solo, tra l’altro, di tipi particolari).

L’introduzione di queste norme, oltre che le continue normative emesse a protezione di specie di volatili sempre più a rischio di estinzione, fu un duro colpo per gli amanti della polenta e osei, che videro diminuire drasticamente la possibilità di gustarsi questo piatto in un ristorante. Anche perché, conseguentemente, fu vietato ai ristoratori di approvvigionarsi delle suddette specie dai cacciatori. Insomma, ai cuochi non restava che importare dall’estero gli uccelli.

La crescita del bracconaggio. Naturalmente, una normativa così stringente, seppur giusta, non fece altro che accrescere i bracconieri. Non solo cacciatori troppo legati alle vecchie tradizioni per riuscire a rinunciare ad un buon piatto di polenta e osei, ma anche veri e propri businessman del settore. Nel 2012, L’Eco di Bergamo incontrò un bracconiere attivo nella Provincia bergamasca. Il suo campo di caccia svariava dalla Val Seriana ai Colli di San Fermo, passando per i dintorni di Valbondione per scendere fino alle pianure della Bassa. Tra ottobre e novembre l’attività illegale dei bracconieri è frenetica, perché gli uccelli migratori sorvolano la Lombardia. Ma perché tanta attenzione a questi piccoli volatili? La risposta la offrì il bracconiere stesso: «Con polenta e osei si guadagna. Se li vuoi spennati costano 2,50 euro l’uno, con le piume invece 1,50. Per una cena a base di polenta e osei servono almeno 15,20 uccellini a testa. I miei clienti sono privati e ristoratori. Con i ristoranti si fanno affari, ne comprano anche 400 in un colpo solo».

Oggi, due anni dopo, la situazione non è cambiata molto. Lo dimostra il blitz di venerdì 28 novembre del Nucleo ittico venatorio del Corpo di Polizia provinciale a tutela della fauna selvatica, che nella provincia di Bergamo ha sequestrato 38 trappole metalliche a scatto “sep”, 10 trappole a scatto “archetti”, 8 reti da uccellagione, 3 gabbie trappola per ungulati, 1 recinto-trappola, 57 esemplari di avifauna protetta non lecitamente detenuta e 4 richiami acustici elettromagnetici.

Anche una multa dall’Europa. L’Unione Europea non è nuova a misure dure contro la caccia agli uccelli. E già nel 2010 l’Italia ne aveva pagato le conseguenze. Allora, infatti, a seguito di un’interrogazione presentata al Parlamento europeo dal deputato Andrea Zanoni, l’Europa multò l’Italia per le irregolarità del calendario venatorio della Regione Veneto, che prevedeva la caccia di due specie in realtà protette dalla direttiva europea “Uccelli” come rivista nel 2009 e, soprattutto, prevedeva la caccia in deroga ben oltre il confine del 5% previsto dall’Europa. La Corte Europea, con sentenza dell’11 novembre del 2010 (che potete consultare QUI), sanzionò l’Italia a seguito di questa eccessiva “elasticità” del Veneto.

Chiusura delle frontiere. Fino a questa estate, i ristoratori che, giustamente, non volevano rifornirsi dai bracconieri, potevano sempre rifornirsi dall’estero. I pettirossi cinesi e thailandesi forse non sono proprio lo stesso, ma almeno permettevano ancora la presenza (seppur scarsa) di polenta e osei nei menu. Lo scorso agosto, però, il Parlamento italiano ha vietato l’importazione, il possesso e la vendita di specie protette anche dall’estero, approvando le modifiche dell’articolo 21, comma 1, della legge 157 del 1992 dettate direttamente da una direttiva dell’Unione. In casa, per ora, ancora ci si potrà permettere un piatto di polenta e osei insomma, ma al ristorante no. E attenzione a come vi “rifornite” degli uccellini, perché, essendo vietata, con la recente modifica dell’articolo 21, ogni forma di loro commercializzazione, non potrete neppure comprarli dal vostro amico cacciatore che li ha legittimamente (e nei limiti imposti dalla legge) cacciati.

Le reazioni non si sono fatte attendere, soprattutto da Brescia, dove oltre alla classica polenta e osei, tanto amata da noi bergamaschi, è piatto tipico anche lo spiedino con lombi, costine di maiale e uccellini. La Lega bresciana ha presentato un’interrogazione al ministro per l’Ambiente Galletti, chiedendo di ovviare al problema, anche perché il divieto totale di usare gli uccellini nei ristoranti è «un grave danno all’economia agroalimentare bresciana, compiuto senza tenere conto delle tradizioni locali». Più dura, invece, Viviana Beccalossi, assessore regionale della Lombardia ed esponente di Fratelli d’Italia, che accusa di vietare un piatto tipico mentre «nelle nostre città proliferano kebab e ristoranti cinesi spesso al limite del decoro urbano e del rispetto delle condizioni igienico-sanitarie», e lancia una petizione per modificare la legge sulla caccia. Da Bergamo, per il momento, tutto tace. Ma siamo certi che a tanti buongustai mancherà la polenta calda servita con gli uccellini cotti con salvia e pancetta.