Ripa, Honegger, S. Anna: ad Albino
ci sono tanti luoghi da salvare

La nostra città porta impressa nel suo volto secoli di storia, frutto di trasformazioni che hanno modificato o cancellato gli assetti precedenti, lasciando un tessuto ricco di tracce del nostro passato. Gli elementi più significativi per il loro valore estetico, storico, artistico, o per il legame alla memoria di persone o fatti, sono stati proposti dalla Soprintendenza alla salvaguardia culturale mediante vincoli conservativi. Il termine “vincolo” nella nostra gente evoca un blocco, un laccio burocratico che toglie la libertà di intervenire e che ci impone di mantenere quanto appartiene al passato. Quel passato che in buona parte la nostra gente ha rimosso, rivolta com’era al futuro e alle nuove opportunità offerte dal benessere, a partire dal secondo dopoguerra. È così che alcuni manufatti, seppure vincolati, sono stati demoliti (casa Caleppia, ex ricovero) in nome di costruzioni più funzionali, o altri hanno subito un grave abbandono (Villaggio Honegger, palazzo Servalli, monastero di S. Anna, chiesa inferiore della Ripa).

Il tempo e l’incuria hanno cancellato altri segni, come i numerosi affreschi sulle facciate delle case, in gran parte votivi, che una volta facevano…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 48 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 31 ottobre. In versione digitale, qui.

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