Salviamo l’oasi delle oche di Alzano

Foto in copertina Giuseppe Oldoni, parcodelserio.it

 

Non è una questione politica, è una questione di estetica e soprattutto di buon senso. Se l’espressione non fosse tanto abusata, si potrebbe dire: un paradiso nel cuore di Alzano Lombardo. Perché questo, in effetti, è l’oasi delle oche: le oche, le cignoidi, le anatre mute, i germani reali, i gabbiani e, incredibile a dirsi, le oche del Nilo di recente acquisizione. Siamo nel parco del Serio, zona piscine, per intenderci: e chissà quanti, giovani e non, ci sono passati negli anni.

E chi non è sceso le ha certo incontrate quando, incuranti delle auto che passano, si spostano dalle sponde del fiume alla vicina rotonda. Attraversano sulle strisce pedonali e camminano sul marciapiede (quasi sempre) come se conoscessero, a grandi linee, il codice della strada; gli automobilisti le guardano divertiti, mentre loro continuano la gita con il loro incedere buffo e fiero. È, per l’appunto, quella che per tutti è l’oasi delle oche: più di vent’anni di storia che ora rischiano di scomparire.

 

 

La storia. Nata dalla passione di un gruppo di pensionati, è passata da cinque anni sotto la tutela di Mino Patelli, l’uomo delle oche, come tutti lo conoscono; col tempo e la sua dedizione i pennuti sono ormai oltre un centinaio. Nel novembre scorso l’amministrazione comunale di Alzano ha riconosciuto l’area come “aurea faunistica della Guidana ad elevato interesse paesaggistico e naturalistico”. Si pensava che il problema da affrontare fossero solo i vandalismi o gli atti di inciviltà.

Interventi recenti. Così recentemente il sindaco di Alzano Lombardo Camillo Bertocchi ha emesso un’ordinanza che da agosto vieterà bivacchi, picnic e musica nelle aree verdi lungo la sponda del fiume Serio. «Tolleranza zero!». I pareri dei frequentatori del fiume, sulla presa di posizione della nuova amministrazione, erano concordi: i rifiuti che vengono abbandonati dopo le grigliate del fine settimana sono segno di inciviltà, così come è un dato di fatto che la domenica il Serio sia un punto di ritrovo per gruppi numerosi non sempre inclini al rispetto delle regole. Regole che sono scritte nero su bianco sui cartelli che ci sono da anni, posizionati ai tempi dell’ordinanza del 2012. I divieti c’erano già, rimarca il primo cittadino, ma non sono stati fatti rispettare. I cartelli verranno quindi aggiornati.

 

Foto di Giuseppe Galli, parcodelserio.it

 

Futuro a rischio? Il guaio è che il futuro è ora a rischio: sulla sponda opposta, dunque pertinente al comune di Villa di Serio, verrà realizzata una centralina per la produzione di energia elettrica che utilizzerà l’acqua del fiume creando danni alla zona dove vivono le oche, ma non solo, anche alla fauna e flora fluviale. La premessa è che è noto e assodato che questi impianti sono incentivati dalla legge e la competenza al rilascio delle autorizzazioni è della Provincia di Bergamo (autorizzazione regolarmente registrata in data 15-9-2016): «Concessione [che] ha durata fissata in anni trenta successivi e continui a decorrere dal 23-06-2014». Ma i due Comuni interessati, chiamati ad esprimere un giudizio, hanno dato, con motivazioni diverse, parere assolutamente negativo (pronunciamenti contrari al progetto regolarmente registrati nella citata Autorizzazione unica ai sensi dell’art.12 del D.Lgs. 387/2003 per la realizzazione e esercizio dell’impianto di derivazione di acque pubbliche ad uso idroelettrico dal fiume Serio nei Comuni di Villa di Serio e Alzano Lombardo del 15 settembre 2016).

 

Foto Valseriananews

 

Chiariamo, non si vuole fare una demonizzazione del settore: ognuno fa il suo gioco e persegue i suoi scopi, ma qui c’è dell’altro e si rischia seriamente di perdere uno dei luoghi più magici lungo il Serio. In ballo non c’è infatti solo una graziosa oasi a due passi dal centro di Alzano, c’è un pezzo della storia, un’oasi verde che, in un mondo perennemente di corsa, fa solo bene. Un riequilibratore naturale, che rischia di scomparire. Ma soprattutto, in ballo c’è la vita del Serio a valle della centrale (da Ranica in giù), quel fiume che per Giovanni Maironi da Ponte era «il luogo dove rifarsi dalle tante amarezze della vita».

Le problematiche sono tante: ma la principale è il problema del rilascio minimo e il conseguente rischio di secca del fiume nel tratto sotteso, soprattutto nei periodi estivi; da qui le inevitabili criticità connesse all’impatto paesaggistico dell’opera. Possibile che si ignori che l’impatto ambientale di quest’opera ha un effetto negativo su suolo, aria, acqua notevole, a cui tutti noi siamo contrari? Possibile che si sorvoli sul fatto che la protezione ambientale dovrebbe costruire parte integrante del processo di sviluppo? Dove sono le persone preposte alla difesa dei nostri territori? Ma perché tutto questo? Un’oasi come questa è certamente un elemento attrattivo potente ma, se parliamo di parchi e oasi urbani, l’Italia è indietro anni luce rispetto all’Europa. Siamo cresciuti ad aiuole ricoperte di violette e cavoli finti! Forse è ora di cambiare passo. Anche per il bene delle generazioni che verranno.

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