È finito il tempo degli abbracci
La polemica su Save the Mountains

Pare proprio che Bergamo non possa più stare senza record. Dopo l’abbraccio alle Mura e la cordata-abbraccio alla Presolana, il 2019 è l’anno di “Save the Mountains”, l’escursione collettiva in montagna più grande del mondo. Obiettivo dichiarato dagli organizzatori, ovvero Cai Bergamo e Ana Bergamo: portare il 7 luglio (domenica) almeno diecimila persone sulle Orobie. Una roba da Guinness insomma.

 

[Paolo Valoti, presidente del Cai Bergamo]

 

Così, a inizio aprile, era stata “venduta” l’iniziativa. Un evento dai fini nobili («gli obiettivi del progetto possono essere sintetizzati in quattro idee-intenzioni: la tutela dei valori ambientali […], la diffusione della cultura tradizionale, una nuova cultura dei territori a impronta zero e la promozione di uno stile di vita sano»), ma comunque spettacolare. Peccato che poi, nel giro di neanche un mese, il numero uno del Cai orobico, Paolo Valoti, abbia fatto marcia indietro: «Riuscire a portare in montagna un numero così grande di persone – ha dichiarato in un’intervista a montagna.tv – è un grande impegno. È questa la nostra sfida, non il record». E poi ha aggiunto: «Non è una sfida da vedere sul numero. Togliamo il contatore e guardiamo alla sostenibilità, al fatto che in montagna si possono portare anche grandi numeri purché questi si muovano con rispetto e attenzione».

 

 

Una retromarcia resasi necessaria dopo le tante polemiche che il lancio di “Save the Mountains” ha, sin da subito, sollevato. In particolare, sulla piattaforma Change.org un appassionato bergamasco di montagna, Riccardo Paravisi, ha avviato una raccolta firme contro l’iniziativa che, nel giro di poco più di due mesi, ha raccolto più di tremila sottoscrizioni e il supporto di diversi nomi illustri dell’alpinismo bergamasco e non solo, come Maurizio Agazzi, ambasciatore delle Alpi Orobie, e Alessandro Gogna, fondatore di Mountain Wilderness, associazione che punta a individuare e definire le strategie di contrasto alla progressiva degradazione delle montagne. A parere dei firmatari, iniziative come “Save the Mountains” non servono a nulla e recano soltanto danno a un ecosistema delicato come quello montano. Agazzi, in un’intervista rilasciata a Bergamopost.it, ha dichiarato: «Penso che questa volta il Cai abbia commesso un errore, dimenticando quali sono i veri obiettivi legati alla montagna. Alle Orobie non interessa nessun record. Migliaia di…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 11 luglio. In versione digitale, qui.

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