Val Vertova, sporcata dal turismo

Foto di Fabrizio Servalli

 

C’è una leggenda metropolitana che narra di un gelataio di Rimini dalle alterne fortune. Proponeva fra gli altri il gusto Puffo, un gelato fiordilatte che grazie a un pizzico di colorante azzurro avrebbe dovuto fare la gioia dei bambini. Così non fu, data la posizione della gelateria, un poco discosta dal via vai del lungomare. Un giorno, quasi per scherzo, decise di ribattezzare il gelato azzurro e lo chiamò “Gusto Viagra”. Da allora le code per accaparrarsi un cono sono infinite. Un aneddoto, forse fantasioso, che ben segnala la decisiva importanza della comunicazione. Un meccanismo ben noto anche alla comunità di Vertova, in Valle Seriana, dove negli ultimi due anni il passaparola social di Facebook, YouTube e Instagram ha fatto scoprire a migliaia di turisti la Val Vertova, da alcuni definita «le Maldive della Val Seriana».

 

 

In effetti si tratta di una vera e propria “cattedrale” della natura, che si insinua per 12 chilometri (partendo dall’omonimo paese di fondovalle) tra il monte Cavlera e il monte Cedrina, sino al cuore del massiccio del monte Alben. Presenta aspetti naturalistici e paesaggistici di grande suggestione ed è caratterizzata da sorgenti, cascate spettacolari, forre e marmitte dei giganti modellate nei secoli dalla forza delle acque, ma anche da aspre e inaccessibili creste rocciose. Un Eden alla cui scoperta, negli ultimi due anni, sono arrivati talmente tanti turisti da richiedere la limitazione degli accessi, un servizio navetta, i parcheggi a pagamento. Migliaia e migliaia di escursionisti che hanno creato anche qualche problema, come segnala la lettera di una nostra lettrice, Silvia Ravazzi.

«Ho deciso di scrivervi – sottolinea nella lettera inviata in redazione – perché ho visto che siete attenti alle Valli Bergamasche e avete recensito alcuni itinerari tra i più belli delle nostre valli. Io sono originaria di Alzano Lombardo, ma vivo a Calusco d’Adda da 22 anni. Fin da piccoli si andava sempre ogni domenica in montagna nelle nostre bellissime valli. In Val Vertova andavo più o meno 35 anni fa o giù di lì quando era bella perché incontaminata. Ci sono tornata parecchi anni fa e mi resi conto dell’afflusso esagerato di gente: era stata scoperta!. Oggi sono tornata, sono andata perché mia mamma anziana non poteva camminare molto. Ho scoperto la navetta: giusto! Giusti anche i 5 euro a persona! Ma poi dove vanno? Io credo che dovrebbero essere utilizzati per valorizzare la Valle, e invece non ho trovato niente di niente. Dovremmo imparare dal Trentino Alto Adige. Però dato che l’amministrazione, (non so neanche di che colore sia, ma non è importante) ha scelto di accogliere nella propria valle centinaia e migliaia di persone ogni anno, debba anche difendere e tutelare il proprio patrimonio naturale».

 

 

«E invece cosa trovo? Un fetore insostenibile per lunghi tratti di sentiero e fazzolettini sparsi ovunque. Logico: non solo non c’è un solo cartello, qualche panchina, o (chiedo troppo?) qualche cartello con la spiegazione dell’origine della Valle e via dicendo a mo’ di museo all’aperto, ma, nonostante si accolgano le migliaia di persone che lì si fermano la giornata intera, chi facendo tuffi, chi con salviettoni, costume e pic-nic a mo’ di mare o piscina, non si pensa che abbiano anche dei bisogni elementari da soddisfare. Una signora mi ha…

 

Articolo completo a pagina 42 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 5 settembre. In versione digitale, qui.

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