Il più grande timore degli italiani?
Che i giovani se ne vadano all’estero

C’è qualcosa che preoccupa gli italiani, più ancora che migranti, sicurezza e lavoro: è la paura di perdere i giovani, in fuga verso altri Paesi. È quanto emerge da un una grande indagine condotta fra fine gennaio e fine febbraio su 46 mila europei (dei quali 5 mila italiani) da YouGov per conto dello European Council on Foreign Relations. Per quanto i riguarda i dati che ci riguardano si scopre il 32 per cento degli elettori italiani ormai è più preoccupato dall’emigrazione dei connazionali, mentre solo il 24 per cento lo è per l’ingresso di sempre nuovi stranieri. Non siamo ancora ai livelli di preoccupazione della Romania, Paese ad intensissima emigrazione, ma ci avviciniamo: a Bucarest il 55 per cento degli elettori è preoccupato della fuga dei connazionali in età attiva mentre solo il 10 per cento si fa problema per gli stranieri che arrivano. E anche in Ungheria, in barba a quel pensa Viktor Orban solo il 20 per cento teme i nuovi arrivi, mentre il 39% per centoguarda con inquietudine ai tanti che lasciano il Paese in cerca di prospettive migliori.

 

 

 

Una situazione paradossale che tocca proprio quei Paesi dove la paura migratoria sembra aver prodotto le più pesanti conseguenze politiche. Se i leader del nuovo populismo hanno conquistato consenso grazie alla linea di chiusura delle frontiere, ora si vedono arrivare un’analoga istanza, ma in direzione opposta: chiudiamo le frontiere non tanto perché il problema è chi entra, ma all’opposto, il problema sono i tanti che escono. Così, secondo l’indagine condotta da YouGov il 52 per cento degli italiani, il 50 per cento dei polacchi e il 49 per cento degli ungheresi si dichiara a favore di «misure che impediscano ai connazionali di lasciare il Paese per lunghi periodi come risposta all’emigrazione».

 

 

Perdere i giovani e le nuove leve ha conseguenze pesanti per un Paese: si è investito sulla loro formazione con risorse pubbliche, e ora questo investimento va a beneficio di altri sistemi economici, per il fatto che in Italia non ci sono sbocchi e le aspettative vengono deluse. I numeri confermano questo flusso di emigrazione: secondo l’Istat tra 2008 e 2017, vale a dire in dieci anni, sono 738 mila gli italiani che sono andati all’estero. È un numero alto, ma certamente quello reale è molto più alto, in quanto in tanti non comunicano il cambio di residenza e quindi non vengono contemplati dalle statistiche. Basti vedere la differenza tra il dato Istat degli italiani che si sono stabiliti a Londra nel 2017, ventiduemila, e quello invece che risulta alle comunità britanniche (quasi quarantamila). Secondo un’altra fonte, Eurostat, i cui dati sono riportati dal Centre for European Policy Studies, il 3,1 per cento della popolazione italiana adulta vive e lavora altrove nel mondo. In numeri reali circa due milioni di persone. Ovviamente siamo in un mondo globalizzato e quindi questi flussi sono un po’ nell’ordine delle cose: è normale che un ragazzo oggi veda l’Europa, se non il mondo, come proprio orizzonte. Il problema dell’Italia è piuttosto un altro: anni di bassissima natalità hanno fatto sì che i giovani siano “merce” rara. Vederli partire è quindi ancor più doloroso…

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