A Zanica s’è ristretto il marciapiede
E (giustamente) Luigi si lamenta

Il marciapiede della discordia: questa la definizione corretta per la situazione sul lato est di via Roma, di fronte all’angolo dell’oratorio. I lavori di riqualificazione del cineteatro e della strada hanno coinvolto anche lo spazio riservato ai pedoni. Lo spiega Luigi Tombini, residente nella casa attigua al marciapiede. Metro alla mano, siamo andati a verificare. La zona pedonale è stata arretrata di circa 60 centimetri rispetto alla situazione pre-intervento. «Questo – spiega il signor Luigi – fa sì che il marciapiede sia stato ristretto e ora misuri circa 1 metro e 5 centimetri rispetto ai 115 centimetri che compaiono nel progetto. Mia moglie è in sedia a rotelle e, uscendo di casa, si trova subito sul ciglio della strada. Il tutto senza avere dei paletti con catena che ci proteggano dalle macchine. Mentre prima dei lavori il marciapiede era più grande e c’erano le dovute protezioni. Solo che la catena non si può nemmeno installare, oggi: altrimenti come farei a uscire di casa con mia moglie in carrozzina?».

 

 

Il problema che più tocca Tombini, per sua stessa ammissione, è però un altro: «Quando mia moglie esce di casa io posso accompagnarla: siamo adulti e abbiamo una diversa percezione del pericolo rispetto ai bambini che passano di qui ogni mattina per andare all’asilo. O ai ragazzi che escono dal Cre in estate. Il pericolo è reale: in caso di incrocio tra due carrozzine o tra due bambini, uno di loro deve per forza di cose spostarsi. E non si sa mai se ci si porti dalla parte della strada o vicino alle abitazioni. Certo, un bambino può scavalcare anche la catena, ma si tratta comunque di una barriera di sicurezza in più che c’era e che oggi non si può più mettere». Il cuore della questione riguarda la proprietà e la responsabilità di eventuali danni alle persone che transitano sul marciapiede: «Quando anni fa è stata messa a nuovo piazza Repubblica, ci è stato detto dal Comune che l’onere di sistemare il marciapiede era nostro. Da qui crediamo che la proprietà sia nostra. Per averne la certezza si sta verificando in Catasto, ma se così fosse chiedo che il Municipio lo compri. Anche se…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 46 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 2 maggio. In versione digitale, qui.

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