Ciao Flemming Nielsen, ci manchi

Il cuore di Flemming Nielsen si è fermato per sempre alle prime luci dell’alba di venerdì 16 novembre. Nella settimana successiva ad Atalanta-Inter 4-1, probabilmente la più bella partita della nostra Dea in 111 anni di storia. Il regalo più bello che la squadra poteva farti. Bergamo e l’Atalanta perdono uno dei suoi figli più cari. Il “fenicottero” ha chiuso le ali. Adesso siamo tutti un po’ più soli.

 

 

Non sapevamo neanche che eri malato. Dicevi sempre che eri un danese-bergamasco, e con la riservatezza tipica del nostro popolo non avevi detto niente a nessuno. Arrivasti dalla Danimarca nell’estate del 1961, insieme a Christiensen, portato a Bergamo dall’ing. Tentorio, uno che aveva l’Atalanta nel cuore e di calcio ne sapeva eccome. Mediano incontrista, ti piaceva impostare l’azione e comandare il centrocampo da par tuo. Avevi anche un gran tiro da fuori, che però, mannaggia, utilizzavi un gran poco. Non ti piaceva rincorrere l’avversario, con quelle gambe lunghe e sottilissime (alle quali devi il tuo soprannome) facevi fatica. Solo tre anni a Bergamo, ma te ne innamorasti perdutamente.

Il tuo nome, insieme a quello di altri dieci eroi, è legato a doppio filo alla conquista della Coppa Italia del 2 giugno 1963. Ti avevo visto per l’ultima volta a pochi passi da casa mia, al Baretto l’anno del quarto posto. Inguaribile ottimista, parlavi apertamente di Scudetto. Portavi sempre al collo la medaglia d’oro, della Coppa Italia. Ti chiesi se potevo toccarla. La togliesti dal collo e me la depositasti tra le mani. Pesava una tonnellata. Te la riconsegnai tremante, avevo paura di romperla. Sorseggiammo una birra insieme, parlando di quella finale. Quelli del Torino erano convinti di vincere e Bearzot disse una frase che non ti fece piacere. A fine carriera, ti eri messo a fare anche il giornalista, e spesso nei tuoi articoli parlavi dell’Atalanta.

 

 

Il “fenicottero” adesso gioca in Paradiso. Dicevi sempre «scusa», «per favore», «buongiorno», «arrivederci». Arrivederci Flemming, guardaci dall’alto con quel tuo sorriso buono. Ci manchi. Ci mancherai.

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