Dal pioniere al dj e il giornalista
Gli 857 dalminesi nel mondo

Sono 857 i dalminesi ancora residenti over 18 emigrati all’estero per studio, lavoro o per cogliere nuove opportunità. È quanto confermano i dati aggiornati al 2019 forniti dall’ufficio anagrafe di Dalmine. Nel complesso, i cervelli in fuga che hanno lasciato l’Italia sono 94 mila, 16 mila solo in Lombardia, di cui il 70 per cento verso il Regno Unito (dati Aire). Un fenomeno in crescita, come confermato anche dall’ente “Bergamaschi nel mondo”, che segnala un aumento considerevole dell’invio di curriculum da parte di giovani orobici. Solo nel quartiere dalminese di Sabbio sono una ventina i ragazzi che hanno scelto lavoro e studio all’estero: Londra, Bruxelles, Amsterdam, Zurigo, Barcellona, Sidney, Miami, Seul, Los Angeles le mete più gettonate.

 

[Marco Rovaris]

 

I ragazzi dalminesi hanno avuto nel tempo un grande e famoso precedente. Nel 1892, nel pieno dell’emigrazione italiana verso gli Stati Uniti e America latina, 51 mila bergamaschi lasciarono a fine ’800 la loro casa per le Americhe del Sud. Esempio concreto della caparbietà e voglia di riscatto di quell’epoca fu Marco Rovaris di Sabbio. Partito dallo «Stal di Ere» a Sabbio (il cortile in piazza Caduti) a soli 19 anni con la sua valigia di cartone, arrivò in Brasile, nello stato di Santa Caterina, nella città di Criciuma, dove c’erano già famiglie di bergamaschi e veneti. Fece il boscaiolo, poi ebbe un’idea geniale: la conservazione della carne in scatola con lo strutto. Trovò chi gli finanziò l’idea e impiantò una fabbrica per la conservazione della carne. Fece una fortuna immensa fino a diventare prefetto prima e console poi di Criciuma. Regalò alla città che lo aveva accolto strade, una segheria per produrre assi per l’edilizia, uno stabilimento per sgranare il riso, un ospedale, fondò un giornale locale O Mineiro, una banda musicale, favorì l’educazione e la cultura e un liceo che porta ancora il suo nome. Promosse inoltre lo sviluppo della Croce Rossa, costruì binari e stazione ferroviaria. Edificò su terreni di sua proprietà un villaggio di casette con tutti i comfort, la Colonia Rovaris, dove tuttora abitano 200 famiglie bergamasche. Ebbe due mogli e 13 figli che alla sua morte, avvenuta il 28 dicembre 1936 all’età di 63 anni, ne continuarono le attività commerciali e imprenditoriali.

L’amministrazione comunale di Criciuma nel 1971 mandò alle stampe due libri con la sua biografia e storia, evidenziando la sua figura filantropica e benevola verso i bisognosi, gli dedicò nel 1975 un monumento nella piazza principale e gli intitolò il liceo da lui fondato. Sul primo libro fa bella mostra anche una cartolina di Sabbio con la piazza Caduti e il cortile da cui partì. Ogni anno dal Brasile vengono a Sabbio, alla ricerca delle origini, famiglie di bergamaschi là residenti e non se ne vanno senza aver fatto una fotografia sotto la scala in legno (tuttora visibile) da cui partì Marco con la sua valigia di cartone. Tornando ai giorni nostri, il musicista Antonio Moioli ha trovato fortuna a Santo Domingo. In arte Tony Magik, è un imprenditore discografico, arrangiatore, compositore, titolare della Magik Sound Entertainment. Innamorato della musica latino-domenicana, ha scelto da anni di vivere sull’isola caraibica. A soli 19 anni dirigeva la corale don Beniamino Cortesi di Sabbio; nel 2009 ha ricevuto due nomination ai Latin Grammy Awards di Miami. È di questi mesi la notizia dell’inizio della sua collaborazione con Carlos Santana. Tony è 44esimo nella classifica mondiale dei dj professionisti per la musica reggae. Un suo pezzo nel 2014 scalò le classifiche Usa fino al decimo posto.

All’estero con la ventiquattrore si trova anche Paolo Samotti, che ha scelto di emigrare ad Amsterdam. Ci sono poi due trentenni che si sono trasferiti a Londra, dove convivono: Linda Locati e Diego Albergoni. Lei è nella capitale britannica da cinque anni, dove lavora per una multinazionale cinese che controlla la vendita mondiale di alcune grandi marche di moda-lusso. Lui è invece ingegnere informatico per la Epson, si trova a Londra da dieci anni e ha preso anche la cittadinanza nonostante la Brexit. Entrambi sono amici del giovane giornalista dalminese Daniele Cavalli, giornalista al Christian Media Center, un centro di produzione video della Custodia di Terra Santa (ovvero dei francescani). Debora Cavagna, insegnante di Lettere e di storia all’istituto Einaudi, nel 2014 da Dalmine si è invece trasferita in Michigan con la famiglia. Negli Usa si impegna per l’associazione Dante Alighieri. A settemila chilometri di distanza ha realizzato il valore della nostra cultura. Da cinque anni vive in una cittadina di nome Northville con il marito, Guglielmo, dirigente Brembo, e i figli, Sofia e Filippo.

Faceva parte del club Dante Alighieri anche Franco Bugada, morto il primo ottobre scorso all’età di 101 anni. Durante la sua prima emigrazione si recò in Inghilterra per studi e in Svizzera per motivi di lavoro. Visse poi nella cittadina dalminese fin dal 1959, anno in cui la professione lo portò a trasferirsi nel Comune che lo vide, dal 1964 al 1966, parte dell’amministrazione Zambetti in qualità di assessore alle Finanze mentre lavorava come capoufficio e traduttore tecnico agli stabilimenti della Dalmine. Nel 1967 decise di emigrare con la sua famiglia in Canada, dove accettò una cattedra all’università di Laurentin di Sudbury. Con il club Dante Alighieri, il circolo culturale e l’ente Bergamaschi nel mondo rese più volte omaggio alla comunità italiana. Bugada scrisse molti libri di letteratura e volumi autobiografici, dedicati alle avventure e traguardi della sua vita.

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