Piazzale Alpini, Silvia Gambirasio
difende l’idea-guida di suo padre

Il monumento dell’Alpino, si può definire – come disse lo stesso architetto Peppino Gambirasio – un «complesso monumentale». Venne realizzato in seguito a un concorso nazionale del 1958, vinto da Gambirasio, e inaugurato il 18 marzo del 1962. Essenzialmente è costituito da due guglie (steli) alte quasi ventuno metri, in porfido, che sorgono da un basamento circolare concavo, e da una scultura figurativa alta cinque metri (dello scultore Marzot) incastrata fra le guglie e da un lungo specchio d’acqua animato da getti ad archi bassi, il tutto inserito in un parco pubblico. Particolare cura fu data da Gambirasio – mio padre – al rapporto fra il complesso monumentale e l’ambiente circostante. Infatti, data la vastità dello spazio e l’assenza di punti di appoggio visivi, mio padre aveva cercato di conferire al manufatto una dimensione e una articolazione geometrica di piani che assolvessero il compito di costituire punti fermi di riferimento, il più mutevoli possibile in ragione delle diverse posizioni dell’osservatore. In sostanza: non c’è un fronte né un retro. Tutto ciò grazie anche ai due specchi d’acqua che dovevano costringere l’osservatore a mantenere quella dovuta distanza dai due steli (che sono come le pareti di una montagna) in modo da cogliere la complessità della sua geometria.

 

[Il nuovo progetto per Piazzale Alpini]

 

Gambirasio scrisse in una sua relazione iniziale del 1962: «Rigidissime regole geometriche regolano il tutto. In particolare da un modulo base di centimetri 12,5 successivamente moltiplicato per la radice di 2, si ottengono tutte le altre misure. I sei piani ad elica che formano le guglie sono in realtà superfici ottenute da inviluppo di sole rette dalla base alla cima. La distanza fra le guglie alla base è di metri 2,35 ed i vetta di 0,25. I due triangoli di base sono uguali, come uguali sono i sei triangoli della cima, seppure disposti diversamente. La dimensione delle vasche sta in rapporto armonico con le altezze degli steli. Le altezze e le posizioni degli elementi sono vincolati da regole prospettiche rispetto all’ambiente, ai viali e agli edifici periferici». Parole di Giuseppe Gambirasio in occasione del restauro del monumento, nel marzo 1998. La concezione segreta del progetto era quella di una grande costruzione di pura geometria complessa e astratta per riuscire a catturare il grande vuoto fra l’Albergo Moderno (ora Centro Congressi e Banca) e gli edifici scolastici del Vittorio Emanuele II e del Lussana. E, sullo sfondo, l’allora nuovissima stazione autolinee progettata dall’ingegner Pellegrinelli. Per mio padre…

 

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