Terremoto in pancia a Ubi Banca
Vi spieghiamo cosa sta accadendo

Noi bergamaschi l’abbiamo persa da mo’, per di più a scapito dei bresciani, i quali però la stanno per perdere adesso. Stiamo parlando di Ubi Banca, terzo istituto di credito italiano, che sta vivendo nella sua “pancia” giorni di subbuglio. Un terremoto che porterà a nuovi equilibri di potere, dunque nuove linee guida e, di conseguenza, nuovi scenari anche a livello nazionale.

Ma cosa è successo di preciso? Che un gruppo sostanzioso di grandi azionisti di Ubi ha creato un nuovo patto, facendo cadere la leadership bresciana. Il Comitato azionisti di riferimento (Car, per semplificare, ed è appunto il nome di questa alleanza), infatti, aggrega a oggi ben il 16,7 per cento del capitale sociale ed è probabile che da qui all’1 gennaio 2020, giorno in cui il patto diverrà operativo, cresca ulteriormente. Il Car è andato a rompere gli equilibri territoriali che si erano formati in questi anni, portando ad aggregare una forte compagine bergamasca alle quote detenute dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, la quale fino a oggi era invece legata agli investitori bresciani e che, con il suo 4,59 per cento di capitale sociale, permetteva alla Leonessa di controllare di fatto la banca attraverso Sindacato azionisti Ubi creato da Giovanni Bazoli.

In sostanza è successo che l’ex banca bergamasca, oggi bresciana (almeno nella governance), diverrà una creatura priva di bandiere e così libera di correre verso nuove mete senza doversi preoccupare degli interessi locali. Quali saranno queste nuove mete lo dirà il tempo, ma è probabile che nel risiko bancario nazionale rientri anche una fusione di Ubi con un…

 

Articolo completo a pagina 6 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 3 ottobre. In versione digitale, qui.

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