10 cose che non sapevi sul Giro
Quella volta dei ciclisti in treno

Dieci cose che nessuno vi ha mai raccontato sul Giro d’Italia.

1 – Quest’anno il Giro parte dalla Liguria per aiutare le popolazioni alluvionate. In occasione della prima edizione del Giro d’Italia, nel 1909, gli organizzatori promossero una raccolta di fondi per aiutare le popolazioni colpite soltanto pochi mesi prima – il 28 dicembre 1908 – dal terremoto di Messina.

2 – La prima tappa del primo Giro d’Italia partì da Milano il 13 maggio 1909 alle 2.53 del mattino, praticamente al buio. Soltanto le lampade al magnesio dei fotografi illuminavano biciclette e concorrenti, tutto il resto era lasciato all’immaginazione, letteralmente. I corridori arrivarono a Bologna dopo 397 chilometri di strade sterrate, e anche un improvvisato slalom in mezzo a una mandria di mucche. Le auto al seguito erano in tutto tre, e l’inviato de La Stampa fece tutto il Giro sul predellino, tenendosi stretto alla ruota di scorta.

 

 

3 – Per vedere un corridore non italiano primo nella classifica finale del Giro bisognerà aspettare fino al 1950, e lo svizzero Hugo Koblet. Memorabile l’attacco del pezzo del direttore della Gazzetta dello Sport, Gianni Brera, che scrisse una frase che anche oggi sarebbe perfetta: «Non esistono stranieri nello sport».

4 – In principio il ciclismo non era particolarmente benvoluto dai giornali. Nel 1890, il Resto del Carlino, quotidiano bolognese, dedicava a questo sport nascente due rubriche dai titoli piuttosto espliciti: «Imbecilli su due ruote», e «Disgrazie del ciclismo». Il primo scandalo risale alla prima edizione del Giro d’Italia: nelle Marche tre corridori percorsero parte di una tappa a bordo di un treno.

5 – Rodolfo Falzoni era un gregario di Koblet, nel 1950 aveva avuto un ingaggio di 100mila lire. Nel 1951 vinse in volata la tappa di Genova. Fu l’unico a poter andare in giro con il suo certificato di morte e un ritaglio de La Gazzetta dello Sport con il titolo: «Si è spento Rodolfo Falzoni». Risultava infatti che fosse morto all’ospedale di Bruxelles il 19 agosto 1953 dopo 26 giorni di coma per tetano in seguito a una caduta a Gand. Invece, se l’era cavata.

6 – Altro gregario, Pietro Campagnari. Nel 1972 arrivò fuori tempo massimo per pochi secondi dopo una giornata passata a tirare, incoraggiare e prendere per il sellino Marino Basso. Così Gianni Mura scrisse un appello a Torriani «per tenere dentro la corsa Campagnari che è fuori tempo massimo perché è fuori tempo, troppo buono, troppo devoto».

 

pietro campagnari

 

7 – Anno 1958. Adriano Zamboni è a pochi secondi dal leader Charly Gaul, ma si becca una broncopolmonite sulla spiaggia di Vasto dove i giornalisti l’hanno portato per interviste e fotografie. A fine Giro sarà dodicesimo.

8 – Sfogliando le prime classifiche del Giro d’italia, sotto il nome del vincitore ce n’è più di uno: Ernesto Azzini nel 1909. Ezio Corlaita nel 1910. Giovanni Gerbi nel 1911. Vincitori di una categoria particolare, quella degli “isolati”. Cioè quelli che gareggiano senza squadra e senza sponsor. Corrono perché sperano di guadagnare qualcosa in più che lavorando nei campi o in fabbrica. Spesso corrono grazie alle collette dei loro compaesani. Prima della partenza, consegnano il loro bagaglio all’organizzazione che glielo fa trovare all’arrivo. Poi, dopo dieci o dodici ore in sella, recuperato il bagaglio, devono procurarsi da mangiare e un tetto. Anche Ottavio Bottecchia è stato un “isolato” prima di vincere due volte il Tour de France. Altri tempi.

 

 

9 – È l’azienda bergamasca Santini a produrre e sviluppare la maglia rosa, presentata quest’anno a Pitti Uomo a Firenze. Le maglie, disegnate dalla Lebole, sono quella rosa per il leader della classifica generale, ma anche quelle per gli altri numeri uno delle rispettive classifiche: bianca per i giovani, azzurra per gli scalatori e rossa per la classifica a punti.

 

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10 – Tra le 22 squadre presenti al via del Giro sono 5 quelle italiane: Lampre-Merida (unica nel WorldTour), Nippo-Vini Fantini, Androni-Sidermec, Southeast e Bardiani-Csf. Fabio Aru, il favorito numero uno fra gli italiani, corre invece per un team straniero: l’Astana, kazaka.