Agricoltori come aspiranti Bond
con licenza di uccidere (cinghiali)

Agricoltori come James Bond. Almeno nelle loro ambizioni. Con licenza di uccidere, come 007. I cinghiali, però. Lunedì 3 ottobre la Giunta regionale discute un disegno di legge per affrontare l’emergenza legata al proliferare degli animali selvatici, raccogliendo le indicazioni di Coldiretti Lombardia. Ormai è una questione di legittima difesa, in sostanza. Per fermare un fenomeno devastante, in costante crescita, che mette a rischio il futuro delle imprese agricole e la salute dei cittadini.

«Siamo stati costretti a fare una proposta di legge su questo tema – spiega Coldiretti Bergamo – perché l’emergenza fauna selvatica ha ormai raggiunto livelli gravissimi ed è praticamente diventata incontrollabile. Ogni giorno si leggono fatti di cronaca che mettono in evidenza la pericolosità della situazione che si è creata, e ogni giorno i nostro associati, ormai al colmo dell’esasperazione, ci segnalano impotenti i danni che sono costretti a subire senza poter fare nulla. Poiché ad essere particolarmente pesante è l’invasione dei cinghiali, siamo scesi in campo per definire uno strumento legislativo che ci consenta di difenderci. Le soluzioni finora adottate si sono rivelate fallimentari e un’efficace gestione del cinghiale, tale da prevenire squilibri ecologici e danni all’ambiente naturale e alle colture, non può più essere rimandata ulteriormente».

 

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Secondo un’elaborazione di Coldiretti Lombardia su dati regionali, il conto totale dei danni causati dalla fauna selvatica in Lombardia negli ultimi 12 anni ha ormai superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e 4 milioni per schianti automobilistici. Si tratta di numeri prudenziali perché sempre più spesso gli agricoltori, esausti per le lungaggini burocratiche e la mancanza di risultati, non presentano neppure più le denunce. Non dimentichiamoci poi dei 200 incidenti stradali che in media ogni anno vengono provocati dalla fauna selvatica, uno degli ultimi, in Oltrepò Pavese, purtroppo mortale.
In provincia di Bergamo, dal 2004 a oggi (fra agricoltura e incidenti stradali), il totale dei danni ha superato il milione e mezzo di euro.

«La nostra proposta di legge – sottolinea Coldiretti Bergamo – parte dal principio di rendere più efficiente il contenimento delle popolazioni di cinghiali e prevede di creare delle mappe territoriali sulla presenza di questi animali con misure di selezione delegate anche agli agricoltori in possesso di regolare licenza di caccia. Ci siamo mossi in questo senso perché è inaccettabile che in un momento in cui l’agricoltura sta assumendo un ruolo sempre più importante si lascino le imprese sole a subire l’assedio degli animali selvatici, pregiudicandone il ruolo economico, ambientale e territoriale».

La proposta di Coldiretti prevede anche che, dopo tutte le verifiche igienico sanitarie, le carni degli animali abbattuti possano essere destinate al consumo privato o a soggetti che operano nel sociale.

La politica cosa vuol fare. Maroni ha annunciato l’approvazione in Giunta di un progetto di legge per il contenimento dei cinghiali. L’opposizione sembra d’accordo. «Erano anni che si attendeva un’iniziativa della Regione sul contenimento della fauna selvatica, dei cinghiali ma anche degli ungulati come cervi e caprioli, quindi diciamo sin d’ora che siamo favorevoli a discutere e approvare una legge in materia, che peraltro abbiamo sollecitato molte volte negli ultimi mesi. Proprio la settimana scorsa abbiamo avuto in commissione agricoltura l’audizione delle associazioni agricole che ci segnalavano la gravità del problema anche con esempi concreti in ordine alla devastazione dei campi e all’esiguità dei risarcimenti che si possono ottenere. Apprezziamo l’iniziativa di Coldiretti, che ha dato finalmente la sveglia alla Regione. Daremo certamente il nostro contributo. Vorremmo solo sottolineare che l’aver tolto alle Province le competenze relative all’agricoltura e alla caccia non ha certo favorito le operazioni di selezione e contenimento, che difficilmente possono essere efficaci senza la conoscenza diretta e capillare del territorio». L’ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Mario Barboni.