Il voto per l’autonomia lombarda
Di che cosa si sta discutendo

La Lega Nord ha sempre fatto dell’autonomia regionale uno dei suoi cavalli di battaglia, tra il federalismo e la richiesta di un vero e proprio statuto speciale per la Lombardia. A febbraio di quest’anno il dibattito si è nuovamente acceso all’interno del Consiglio regionale lombardo, dopo la proposta avanzata dalla Lega Nord, che intendeva interrogare i cittadini sulla volontà di assegnare maggiore indipendenza alla più grande regione d’Italia. La votazione ha registrato l’appoggio compatto della maggioranza di centrodestra, con Lega Nord, Forza Italia e NCD, ma a sorpresa sono stati decisivi i voti favorevoli del Movimento 5 Stelle. I pentastellati hanno anche contribuito a definire la modalità della consultazione, con una legge che imporrà il voto elettronico, e hanno permesso di raggiungere la soglia necessaria dei due terzi. Gli unici ad opporsi sono stati i rappresentanti del centrosinistra, che hanno sempre sostenuto la poca utilità di un referendum del genere, definito puramente “propagandistico” e soprattutto molto costoso. Il presidente Maroni ha annunciato che intende sostenere la consultazione nella primavera del 2016, in concomitanza con le elezioni amministrative.

 

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Le cifre e il quesito. La cifra stanziata per il referendum sarà di 30 milioni di euro, e i cittadini saranno chiamati a rispondere al seguente quesito: «Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione?». La forma e la sostanza del testo sono stati notevolmente ridimensionati rispetto alle iniziali intenzioni della Lega, più convinta nel richiedere l’assegnazione dello Statuto Speciale. La mediazione con gli altri partiti, unitamente ai concreti rischi di incostituzionalità, hanno convinto Maroni ad attenuare la portata della richiesta.

Consultazione popolare. Il referendum consultivo, come dice il nome stesso, non impone nessun obbligo ai governanti, ma servirà secondo i promotori ad avere un’opinione più chiara della volontà dei cittadini lombardi. La richiesta di maggiore autonomia è infatti un tema che sempre di più è diventato trasversale nelle sezioni locali dei partiti, che spesso fanno i conti con l’amministrazione di comuni molto virtuosi ma poco premiati. Mentre la cronaca nazionale racconta di sprechi miliardari perpetrati da istituzioni lontane e spesso assenti, gli enti locali sono spesso puniti con tagli lineari, nonostante la loro diligenza. L’impressione è che l’esito di questo referendum registrerà una schiacciante vittoria del “Sì”, che di fatto darà maggiore legittimazione al Consiglio lombardo nella richiesta di maggiori poteri e fondi a discapito dell’Amministrazione centrale. I dubbi sorti durante il dibattito, espressi soprattutto dal centrosinistra, riguardavano l’effettivo impatto di questo referendum sulla politica nazionale, l’unica a poter concedere maggiori poteri ad una singola regione.

 

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Potrebbe non bastare. La volontà dei lombardi, che sanno bene di abitare nella Regione più ricca d’Italia, potrebbe non bastare, soprattutto nel caso in cui i loro interessi si trovassero in contrasto con quelli dell’unità nazionale. L’articolo 116 comma terzo, citato nel testo del referendum, dispone infatti che l’unico modo per una Regione di assumere maggiori autonomie sia una legge statale, votata con maggioranza assoluta dai componenti dalle Camere e proposta su iniziativa della Regione interessata.

L’appoggio del Pd bergamasco. Un po’ a sorpresa (ma non troppo) è arrivato in questi giorni l’appoggio del Partito Democratico bergamasco, prima con le dichiarazioni del Presidente della Provincia Matteo Rossi, successivamente confermate dal Sindaco Giorgio Gori. Il numero uno di Via Tasso, ospite della Berghem Fest, ha annunciato sul palco la sua partecipazione al voto, che sarà un deciso “Sì”, non soltanto per dare una spinta ai lavori in Consiglio regionale, ma anche e soprattutto per rilanciare il ruolo delle autonomie locali, ovvero Province e Comuni. «Sono convinto che sul tema dell’autonomia e del territorio occorra fare molto di più di quello che sia Regione che Governo hanno fatto – ha dichiarato Rossi in un’intervista ad Antenna 2 – perciò farò questa proposta ai sindaci. Al governo nazionale dobbiamo chiedere maggiori risorse di cui abbiamo bisogno, e dovremo parlare anche al governo regionale perché non credo che si debba parlare di neocentralismo regionale, ma che sia necessario sostenere i comuni in forma associata e le aree omogenee, che stiamo promuovendo con la Provincia di Bergamo».

 

 

Cosa dice Gori. «Queste iniziative dovrebbero essere vissute sempre meno con logiche partitiche e sempre più con logiche istituzionali – ha continuato Rossi – Alcuni di noi credevano che fosse uno spreco spendere 30 milioni per un referendum fosse una spesa sbagliata, perché il Consiglio regionale avrebbe potuto iniziare un dialogo con il Governo a prescindere dal referendum, ma ormai questo referendum c’è, siamo in un’altra fase, sarebbe un peccato non sfruttarla in modo condiviso». Il Presidente ha invitato anche gli altri esponenti di spicco del Pd bergamasco ad esprimere il proprio supporto, chiamando in causa il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che non si è fatto attendere. «Il Pd è in prima fila per l’autonomia della Lombardia – ha dichiarato Gori – Non abbiamo alcuna intenzione di lasciare il pallino in mano alla Lega. Se il referendum si farà, Maroni non pensi di tenere il Pd in seconda fila». Una dichiarazione meno collaborativa ma comunque una presa di posizione decisa, che però non ha trovato un convinto appoggio in tutti i componenti del Pd locale, forse un po’ sorpreso dagli interventi di Rossi e Gori.

 

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