I bambini salvati dalla slavina
Il miracolo dell’Hotel Rigopiano

Vivi. Sono vivi. È il grido che ieri alle 18 è rimbalzato di bocca in bocca dal deserto bianco di Rigopiano sino al Santo Spirito, l’ospedale di Pescara dov’era ricoverato Giampiero Parete, l’uomo che era ormai convinto di aver perso moglie e due figli sotto la neve. Una notizia che aveva dell’incredibile, perché erano passate ormai 48 ore dalla slavina che aveva squassato come un cataclisma l’albero alle pendici del Gran Sasso. Era quasi impensabile che sotto quella coperta di tre metri di neve ghiacciata qualcuno avesse potuto resistere. E che quei qualcuno fossero per di più dei bambini. Invece quel grido corrispondeva alla realtà. Una realtà del tutto inaspettata che ha acceso una luce nella notte tragica di Rigopiano. Nella notte sono state salvate altre quattro persone, due donne e due uomini. Mentre sale a quattro il numero delle vittime.

 

 

Com’è stato possibile? Come hanno potuto resistere quei quattro bambini in quella condizione di freddo e di paura, senza mangiare, al buio, in quel silenzio tremendo e ovattato per la coltre di neve che li copriva? Li ha salvati l’effetto igloo: nella stanza dove si trovavano, probabilmente ancora con tuta da sci, la slavina è caduta lasciando libera una “bolla” di spazio. C’erano detriti e travi che impedivano di muoversi, ma ci si poteva sentire reciprocamente e c’era aria per respirare e resistere. Come spiegano gli esperti, la neve ha una capacità termica bassissima e quindi non “ruba” calore ai corpi (come succede agli inuit che negli igloo vivono e dormono). Questo per quando riguarda la fisica.

 

 

Ma poi c’è l’altro miracolo, quello più grande che possiamo chiamare solo “voglia di vivere”. Si resiste in quelle condizioni, non ci lascia uccidere dalla paura, solo se c’è una convinzione istintiva che la vita alla fine vinca. Quei bambini là sotto non hanno fatto calcoli. Non hanno contato le ore. Hanno semplicemente aspettato qualcosa di cui erano intimamente certi: che qualcuno avrebbe aperto un cunicolo, muovendosi con cautela tra quella massa di neve infida e che alla fine li avrebbe riportati fuori. Quando i soccorritori li hanno raggiunti non li hanno trovati in lacrime. I bambini appena li hanno visti si sono messi a ballare e a saltare, come se in fondo non avessero mai avuto dubbi che alla fine si sarebbe conclusa bene. E appena arrivato fuori c’è tra loro chi ha guardato sorpreso tutta quella quantità di neve e ha chiesto se non si poteva andare a sciare. Invece la figlia di Giampiero Parete, il cuoco che aveva dato l’allarme e che aveva visto la slavina cadere sull’albergo, appena uscita ha chiesto dove fossero i biscotti al cioccolato che aveva nello zaino.

 

 

C’è qualcosa di straordinario nella vicenda di questi quattro bambini scampati all'”orco bianco”. C’è una leggerezza che aiuta tutti a metabolizzare quella che resta come una tragedia grande nei numeri e spaventosa nella dinamica. Una tragedia di fronte alla quale si poteva restare paralizzati dalla paura e ancor di più dal rancore. Invece, per quanto la contabilità delle vite sarà terribile, Rigopiano nella memoria collettiva resterà come una vittoria della vita. Grazie a quei bambini. E grazie a quelle centinaia di uomini che non hanno mai smesso di credere che li si potessero salvare. In qualche modo si sono fatti ostinatamente bambini anche loro.

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